Palazzo Spada (foto Marta Rosati)

di Marta Rosati

Ogni anno per 30 anni, palazzo Spada dovrà prevedere tra le pieghe del bilancio circa 1 milione e 800 mila euro solo per ripianare vecchi ‘crediti’. Nessun lapsus, alcun errore. Così potrebbe essere definito il riaccertamento straordinario dei residui attivi e le sue drammatiche conseguenze finanziarie. Su chi ricadrà tale onere? «Difficile prevederlo – dice qualcuno sottovoce – ma parte di questi soldi potrebbe ancora rientrare in cassa e a quel punto il debito si ridurrebbe». Tagli ed entrate sospirate permettendo, comunque, non è difficile pensare ad un aumento delle tasse.

Crediti e debiti Pensate per un attimo di sentirvi forti della convinzione che incasserete un sacco di soldi che vi spettano; subito dopo immaginate che vi si dica che tutto quel denaro non potrete mai più pretenderlo né incassarlo. Lo sconforto vi avrà già sovrastati, ma bisogna pur guardare avanti e trovare il modo di ripianare i vostri conti visto che su quel gruzzoletto da 53 milioni di euro avevate basato l’equilibrio delle vostre tasche. In parole molto molto semplici ecco come si ritrova oggi il Comune di Terni, rispondendo a nuove norme contabili imposte dal governo nazionale e guardando ai vecchi residui come nuovi debiti.

Azioni Cosa deve fare allora palazzo Spada? Quello che serve è una cosiddetta manovra di rientro e, stando alle analisi dei dati del riaccertamento, esposta dell’assessore al bilancio Piacenti e le possibilità concesse dalle normative nazionali in materia, cui lo stesso Piacenti ha fatto riferimento nel corso della seduta consiliare di lunedì , la ‘ricetta’ proposta dalla giunta è questa: ripianare il debito nei prossimi trenta anni e suddividendo l’importante cifra per il trentennio, esce la cifra che l’ente sarà costretto a pagare ogni anno: 1 milione e 800 mila euro circa.

Soldi Come dove e quando il comune troverà le risorse? «Iniziamo a tagliare le spese per l’esternalizzazione dei servizi culturali» grida a gran voce Ferranti, presidente del gruppo Forza Italia. Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere del M5s Thomas De Luca che aggiunge: «I margini di manovra esistono, penso ai bonus dirigenziali, alle spese per viaggi in Europa effettuati da alcuni dipendenti». Lo stesso Movimento 5 stelle, proprio per evitare che la gestione finanziaria del passato (claudicante nell’esigibilità dei crediti) ricada sul groppone dei cittadini dei prossimi trenta anni, ha proposto un emendamento alla delibera di giunta, per prevedere che questo piano di rientro non gravi sui servizi erogati dall’ente. L’emendamento è stato respinto.

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