di Fabio Toni
Quando l’avvocato Morcella dice che «l’udienza è andata bene», non bluffa. Quante volte abbiamo sentito i suoi colleghi, forse anche lui stesso, ripetere il refrain: «Siamo fiduciosi, le nostre ragioni troveranno conferma nel giudizio del tribunale». Spesso per doverosa prassi, altre volte per convinzione. Questa volta però, alcuni elementi ci spingono a dire che il processo a carico di Eros Brega – la prima udienza si è tenuta martedì mattina – abbia imboccato una direzione tutt’altro che sgradita alla difesa. E non solo per la celerità.
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Il clima Molti si aspettavano barricate e sacchi di sabbia fra il tavolo dell’accusa e quello della difesa. Freddezze, repliche piccate e scontri dialettici. Nulla di tutto ciò. Un’attesa frutto di tutto quello che c’era stato nei mesi precedenti: indagini, arresti e patteggiamenti, dirigenti di polizia trasferiti da una città all’altra, intercettazioni scomode e fiumi di veleno, politico e non. In aula, invece, il ghiaccio – che già aveva mostrato le prime fenditure – è definitivamente caduto quando il pubblico ministero ha accettato il ‘taglio’ alla lista dei testimoni (da quaranta a dieci) chiesto dalla difesa di Brega per ‘snellire’ il processo. Il resto, come la lunga e distesa chiacchierata fra il pm Elisabetta Massini e Eros Brega durante una pausa dei lavori, ha solo confermato che quelle attese erano eccessive. E superate.
I tempi Sin dalla richiesta di giudizio immediato («Se mi condannano, esco dalla politica» aveva detto Eros Brega) la richiesta della difesa è stata una sola: «fare presto». In base alla convinzione di avere finalmente in mano le carte giuste. Una linea ribadita anche martedì mattina al collegio giudicante presieduto da Massimo Zanetti, a cui l’avvocato Morcella ha chiesto «un calendario serrato di udienze, per definire compiutamente la posizione dell’imputato in tempi celeri». La volontà è chiara: uscire appena possibile da quel ‘bagnomaria’ politico iniziato nella primavera del 2011. Il tribunale, in linea teorica, avrebbe potuto prendersela anche più comoda. Invece ha scelto di fissare quattro udienze fra ottobre e novembre e in un paio di mesi verranno ascoltati tutti i testimoni, periti inclusi.
Le carte L’ultimo elemento riguarda le ‘carte’, fatture soprattutto. La principale contestazione rivolta ad Eros Brega è quella di aver fatto sparire somme ingenti nell’ambito della sua attività di assessore delegato agli eventi valentiniani. Per molto tempo le fatture – tali da ipotizzare un ammanco di 300 mila euro – non si sono trovate. Poi nel 2012, secondo l’avvocato Morcella, i documenti contabili sarebbero ‘saltati fuori’, entrando nella terza perizia dell’accusa. Un fatto che avrebbe ridotto le contestazioni a somme molto più modeste (si parla di circa 7 mila euro), spalmate nell’arco dei sette anni dell’indagine, fra il 2001 e il 2007.
L’altra partita Una posizione questa che, ovviamente, la difesa dovrà dimostrare in aula. Le dichiarazioni di martedì mattina finiscono però per gettare un’ombra. Quando il legale di Eros Brega, non senza una vena di sarcasmo, parla di «documenti misteriosamente ricomparsi, l’ultimo dei quali ritrovato grazie a una voce ‘amica’ in un magazzino di Maratta», sposta l’asse della questione dal tribunale all’ambito politico. Evocando – fra le righe – trame, sotterfugi e nemici più o meno vicini. Ed è proprio lì, sul terreno della politica, che la partita è destinata a proseguire. Ma prima ce n’è ancora una da giocare, in tribunale.
