di Fabio Toni
A Terni si preannuncia un Cantamaggio «caldo». Non tanto per le temperature, quanto perché il «popolo dei multati» ha deciso di portare la sua protesta proprio dentro l’evento più tradizionale della città. «Faremo sfilare un carro con sopra un finto autovelox e distribuiremo volantini per far capire alla città da che parte stanno i politici». Il serpentone a colpi di clacson di mercoledì è stato solo il primo passo. Lo aveva anticipato Francesco Bartoli, ideatore dell’iniziativa: «Protesteremo fino a quando il Comune non ci darà ascolto, accogliendo le richieste che verranno formalizzate nel prossimo consiglio comunale con un atto di indirizzo». E il popolo delle macchinette, che su facebook ha raccolto oltre 12 mila adesioni, non ha perso tempo.
Le iniziative Il cronoprogramma degli appuntamenti è serrato. Una delegazione dei «multati» parteciperà all’incontro indetto dall’Aci per verificare quali associazioni e sindacati si renderanno disponibili ad offrire uno sportello informativo e il patrocinio gratuito a chi vuole presentare ricorso. L’altro fronte, destinato ad accendere nuove polemiche, vede lo stesso Bartoli impegnato a stilare un elenco dei politici favorevoli e contrari alla proposta formulata dal «popolo delle macchinette» sugli autovelox cittadini. «I politici che non esprimeranno una loro opinione – afferma Bartoli – verranno considerati contrari alla nostra proposta e quindi favorevoli all’attuale regime degli autovelox in base al principio di “silenzio assenso”».
Un nuovo serpentone Un elenco da divulgare in città nella serata del 30 aprile, quella tradizionalmente dedicata al Cantamaggio ternano. Accanto a ciò, si aggiunge l’annuncio di un nuovo serpentone nella seconda settimana di maggio: questa volta dall’inceneritore di Maratta fino a palazzo Spada. «Le azioni di protesta – conclude Bartoli – verranno sospese solo se il sindaco vorrà incontrare una nostra delegazione accompagnata dai legali che ci patrocinano, per avviare una procedura transattiva che annulli tutte le multe illegittime evitando che una città intera debba ricorrere al giudice di pace per far valere i propri diritti».

