di Francesca Torricelli
La decima edizione del festival cinematografico ‘Popoli e religioni’ avrà come tema l’affermazione ‘Ogni città è una Gerusalemme’. Il programma completo è stato presentato, mercoledì mattina, in una conferenza stampa in cui non si è potuto fare a meno di parlare della vicenda Ast.
Il tema Partendo dal valore simbolico «che tutti attribuiamo alla città di Gerusalemme che appare un ‘mistero di luce’ ma anche di iniquità – ha spiegato Stefani a Parisi, direttore dell’Istess – il tema scelto per la decima edizione del festival invita a considerarne la sua analogia, nell’oggi della storia del mondo, con le forme di convivenza umana in altre aree geografiche del mondo. Ogni città è una Gerusalemme, potremmo dire, per le emergenti sfide all’incontro o al conflitto tra i popoli».
Poliedricità In questa ottica – ha aggiunto – ci sembra di individuare come nota comune di ogni agglomerato la dimensione multietnica, multiculturale e multireligiosa. Ogni città, perciò, è una Gerusalemme perché Gerusalemme da sempre si è distinta per la sua poliedricità». Realtà, questa, «non facile da vivere ieri come oggi, perché suscita reazioni diverse, in una infinita e drammatica gamma di opzioni: rifiuto, violenza, indifferenza, tolleranza, rispetto, accoglienza, condivisione e amore».
Volontariato «Vorrei sottolineare – è intervenuto Arnaldo Casali, direttore artistico del festival – che ‘Popoli e religioni’ non rientra nell’industria culturale, ma nel volontariato. Tutti coloro che partecipano sono volontari a costo zero. Anche gli artisti che nel tempo sono diventati nostri amici e partecipano per il gusto di esserci. Sarà un grande festival, anche quest’anno, con tanti eventi». La decisione è stata semplice: «Tagliamo le spese, ma non tagliamo gli eventi».
Il festival ‘Popoli e religioni’ si svolgerà dall’8 al 16 novembre al Citiplex Politeama e al museo Diocesano. Tantissimi appuntamenti in programma «in cui non parleremo solo delle Gerusalemme israeliana e palestinese – ha detto ancora Casali – ma parleremo anche di Filadelfia la città dell’amore fraterno, dove è ambientato un gangster movie che presenteremo per la prima volta in Italia e presenteremo in anteprima anche ‘Il sole dei cattivi’, in cui viene rivissuta la passione di Cristo e la natività attraverso il punto di vista di due ‘cattivi». Oltre ai film e ai cortometraggi, «avremo anche eventi di musica, dal concerto di pianoforte alla serata tango».
VIDEO: L’INTERVISTA AD ARNALDO CASALI
Una follia In questo grande periodo di crisi per le acciaierie e per tutta la città di Terni, «abbiamo fatto una piccola follia – ha sottolineato Stefania Parisi – anche dal punto di vista economico, quest’anno, ma crediamo che non sia giusto privare la città di qualche momento di serenità e cultura. Siamo convinti che, nel nostro piccolo, possiamo contribuire alla rinascita».
Investire in altro L’assessore alla cultura, Giorgio Armillei, è poi intervenuto spiegando che «il tema portante di questa edizione, come ha detto Stefania, è la città che assume un ruolo sempre più determinante perché elemento di contaminazione, scambio e incontro. Bene, la città di Terni deve capire che Ast è solo uno dei pilastri che tengono in piedi la città. Non è l’unico». A tale proposito è intervenuto Mario Fornaci, presidente della fondazione Carit: «Non dobbiamo più assistere passivamente, ma partecipare cercando sempre modalità differenti. Bisogna continuare a stimolare i giovani ed investire nella cultura e nel turismo che saranno il futuro di questa città».
Sviluppo sostenibile Sono circa 4 anni che come corso di laurea «partecipiamo in maniera attiva al festival, a dimostrazione del fatto che il nostro corso è sempre più aperto a temi etici», ha aggiunto, in conclusione, Alessandro Montrone coordinatore del corso di laurea in economia. «A primo impatto possiamo sembrare molto lontani da questi temi, ma siamo convinti che nel percorso formativo degli studenti tutto questo sia necessario». Infine, collegandosi agli interventi precedenti, ha sottolineato che «in questo momento a Terni si stanno pagando le conseguenze dell’idustrializzazione sola e unica. Quello che insegniamo ai nostri ragazzi è, invece, di pensare ad uno sviluppo sostenibile, all’ambiente e all’energia».
