A vedere l’assessore al bilancio Piacenti D’Ubaldi, c’era la serenità di un piano che avrebbe messo tutti d’accordo. O meglio, a nome della giunta, l’ex di palazzo Bazzani sosteneva di aver trovato la quadra per sistemare al meglio le cose. Che non fosse semplice mettere mano al sistema, era piuttosto evidente. Tanto per cominciare il Comune può fare manovra mantenendosi entro gli spazi delineati dal così detto decreto Cottarelli; in secondo luogo, è nelle intenzioni dell’ente garantire il mantenimento dell’attuale forza lavoro impiegata nelle sue partecipate, in ultima analisi è lo stesso palazzo Spada ad aver bisogno di ossigeno economico e quindi è necessaria la garanzia di strategicità di ogni azione.

Asm e Asfm Sulla volontà di accontentare tutti, al momento, non pare che il Comune sia riuscito nell’impresa. Il dibattito politico si è immediatamente acceso. I primi ad ‘alzare la voce’ mercoledì pomeriggio, i rappresentanti del Movimento 5 stelle e Sergio Cardinali di Filctem-Cgil.  L’ipotesi di privatizzare l’azienda speciale delle farmacie comunali e quella multiservizi non piace a molti.

Mcl Il Movimento cristiano lavoratori (Mcl) si è già schierato contro il disegno della giunta comunale: «L’Asfm – scrive Ermanno Ventura, presidente del movimento – è un patrimonio della salute ma anche sociale e culturale, un patrimonio fondato su valori come il vicinato, la conoscenza diretta del cittadino e dei suoi problemi e il senso di appartenenza alla comunità. Le farmacie comunali – prosegue – alle funzioni di rilievo commerciale e di erogazione del prodotto farmaceutico affianca l’erogazione di servizi sanitari e promuove la salute e le buone pratiche di vita».

Bilanci in ordine « L’Asfm – scrivono ancora dal Mcl –oggi è autosufficiente ed è in grado di finanziare una nuova fase del proprio sviluppo con gli incassi che gli derivano dalla tradizionale attività farmaceutica e dai proventi dei nuovi ed ulteriori servizi, senza alcun costo per il comune o interventi di altre casse pubbliche. Quindi no all’ingresso di privati nella gestione delle farmacie comunali, peraltro neppure se ne dovrebbe parlare perché secondo direttive nazionali dal piano di razionalizzazione sono escluse le aziende speciali».

Uiltrasporti Una nota di dissenso arriva anche dal sindacato. Con essa, la richiesta urgente di un tavolo di confronto con l’amministrazione comunale. «La partita delle ‘privatizzazioni’ dei servizi pubblici locali, quindi delle proprie aziende, tra cui Asm Terni Spa rischia di diventare una vera e propria giungla a vantaggio di chi cerca solo di speculare in termini economici, noncurante degli interessi dei cittadini e dei lavoratori, sui quali rischiano di ricadere aumenti di tariffe di lavoro, se non addirittura perdita di occupazione».

Segreteria regionale Così avverte Uil trasporti Umbria in merito alla scelta dell’amministrazione comunale ternana di vendere quote dell’azienda a privati. «Il sindacato – si legge nella nota – è da sempre sostenitore della necessità di porre “regole di mercato certe, oggi assenti, a tutela della qualità dei servizi e del contenimento delle tariffe. Proprio per questo – proseguono – il ruolo del ‘pubblico’ è fondamentale perché a differenza del privato non pone come priorità il guadagno a tutti i costi. Privatizzare Asm comporterebbe la lievitazione delle tariffe relative a distribuzione di energia elettrica e acqua, cura dell’illuminazione pubblica e igiene ambientale. Serve un tempestivo incontro con l’amministrazione».

 Usb Anche l’unione sindacale di base esprime forte dissenso: «Ciò che è privato – scrivono dalla federazione provinciale – non è necessariamente migliore del pubblico e, soprattutto, queste scelte non possono avvenire solo per questioni di bilancio, senza considerare le ricadute sui servizi essenziali. I lavoratori di Asm Terni – aggiungono – sono molto preoccupati per il futuro dell’occupazione e chiedono trasparenza e condivisione dei percorsi.

Amministrazione comunale «L’Usb – denunciano dal sindacato – aveva già chiesto, dopo l’approvazione della legge di stabilità, un incontro con l’assessore  Piacenti D’Ubaldi, affinché l’amministrazione aprisse un confronto prima di assumere decisioni. Ma questo è mancato e dalla stampa apprendiamo la volontà di procedere verso la vendita e la riorganizzazione di pezzi importanti di aziende e sevizi pubblici. È molto grave – affermano – che su scelte di questa importanza, non ci sia stata la correttezza di convocare le Rsu e le organizzazioni sindacali. Siamo pronti – garantiscono – a contrastare tutte quelle azioni che non garantiranno la tutela dei lavoratori e la funzione pubblica delle aziende».

No inceneritori Sulla stessa lunghezza d’onda il comitato ambientalista: «L’opposizione alla privatizzazione di Asm è per noi motivata semplicemente dalla necessaria sottrazione dei beni e servizi comuni dal meccanismo del mercato, cioè dalla valorizzazione economica e finanziaria di beni essenziali che al contrario vanno gestiti dal pubblico e garantiti in modo accessibile a tutti i cittadini. Rifiuti compresi, si intende. Nel momento in cui i beni e servizi comuni finiscono di essere regolati dal semplice rapporto duale fornitura/bolletta, ma subentra l’elemento finanziario, ecco che inevitabilmente avremmo dato la stura ad un imperdonabile errore».

Multiutility «Inoltre, – sottolineano dal comitato – vale la pena quantomeno abbozzare un ragionamento che aiuti a comprendere cosa accade e in quale contesto: tutti i soggetti giuridici del settore finanziario spingono verso un futuro modello di governo del territorio in cui l’accorpamento delle diverse regioni o di singole aree chiamato comunemente “Macroregioni” andrebbe secondo loro realizzato proprio sulla presenza interregionale delle grandi multiutulity, come Acea, Hera, A2A, che negli anni hanno ricoperto territori ben oltre il loro di origine. Cioè, le nuove regioni – proseguono – e la loro integrazione non rifletterà compatibilità territoriali, affinità culturali, comuni vocazioni produttive, interconnessioni energetiche o infrastrutturali, ma semplicemente le proiezioni strategiche di grandi soggetti del settore dei servizi e beni pubblici: acqua, distribuzione elettrica e gas, rifiuti».

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