Il palcoscenico del Verdi

di Marco Torricelli

Il progetto, alla fine, lo hanno approvato: 20 i voti a favore, 7 i contrari e 5 gli astenuti in consiglio comunale per il primo stralcio del restauro, l’adeguamento funzionale e impiantistico del teatro comunale ‘Giuseppe Verdi’. Ma le polemiche, si accettano scommesse, sono destinate a durare ancora. E pure ad inasprirsi.

Il progetto Ad illustrare il progetto, insieme all’assessore ai lavori pubblici, Silvano Ricci, l’ingegner Gabriele Salvatoni e l’architetto Luisella Pennati, del gruppo di lavoro incaricato della redazione del progetto: «Nessuno in passato aveva svolto un’indagine dettagliata sullo stato dell’immobile – ha detto Ricci – noi invece abbiamo effettuato uno screening completo dello stabile per capire quale fosse il livello di sicurezza».

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I lavori I primi interventi, dopo il restauro e la messa in sicurezza del pronao, è stato detto,  «riguarderanno la torre scenica, che sarà messa in sicurezza soprattutto per quel che riguarda la parete di fondo, che attualmente è la parte più a rischio. La stessa torre scenica sarà ampliata con la realizzazione di nuovi volumi da utilizzare per servizi tecnologici e per ambienti a servizio degli spettacoli». La soluzione scelta, diversa da quella proposta da chi voleva un ‘teatro all’italiana’, è stata fatta perché quest’ultima «si scontrerebbe con vincoli di spazi e di capienza che non potrebbe andare oltre i 600 posti.

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I fondi Per i fondi mancanti – attualmente in cassa ci sono circa tre milioni di euro – si punta su altri tre milioni che potrebbero arrivare dal ministero dell’ambiente e su un milione e mezzo di fondi europei che potrebbe ‘girare’ la Regione.

Il sindaco Per Leopoldo Di Girolamo «l’obiettivo è quello di provare a restituire alla città uno spazio polifunzionale, non solo per lo svolgimento delle attività teatrali, ma anche per la lirica, la musica, il balletto. L’intervento in programma mira innanzitutto a recuperare la fruibilità piena del teatro, perché i teatri non sono musei da guardare, ma prima di tutto luoghi di produzione e fruizione della cultura».

Il dibattito I distinguo e le posizioni apertamente contrarie – anche all’interno della maggioranza (Paolo Paparelli, Pd, si è astenuto al momento del voto) – non sono mancate nel corso del dibattito e le polemiche – anche per le ricadute di carattere urbanistico che il progetto potrebbe determinare – sono destinate a non placarsi.

TernIdeale L’associazione che da tempo si oppone al progetto comunale ed ha presentato idee alternative parla di «un progetto sbagliato inutile, fuori mercato, disegnato al di fuori della città per la quale è stato pensato, sottratto all’apprezzamento e alla condivisione dei ternani e addirittura approvato da una minoranza degli eletti in Comune. Il restauro del teatro Verdi è stato concepito male e fatto partire peggio».

I tempi Il dibattito in Consiglio comunale, dice TernIdeale, «ha confermato e rafforzato le preoccupazioni circa le reali possibilità di poter riaprire il teatro Verdi in tempi congrui, posto che nessuno ha saputo indicare in maniera puntuale il costo del progetto generale di restauro e che le possibili fonti di finanziamento, anche per questo primo stralcio strutturale, sono state indicate in maniera del tutto ipotetica e aleatoria».

Le istanze Si tratta, secondo l’associazione, «di una circostanza grave, ancor più del non aver preso in considerazione le istanze avanzate da 13 associazioni e dai 1904 ternani sottoscrittori della petizione promossa da TernIdeale, con la quale si chiedevano semplicemente partecipazione e possibilità di portare contributi propositivi».

Il M5S «Quattordici associazioni e più di 1900 cittadini – attacca il Movimento 5 Stelle –  hanno firmato una petizione con cui si chiedeva al Comune di fermare in tempo lo scellerato percorso avviato e aprire un’autentica partecipazione pubblica su un tema che sta a cuore a tutti, perché di fatto oggi la situazione è questa: il Comune ha una disponibilità di 2 milioni e 900mila euro. Il progetto elaborato dallo studio vincitore del bando, prevede – per il restauro complessivo – 12 milioni di euro e il Comune spenderà quindi quasi 3 milioni di euro per iniziare dei lavori che non può concludere».

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