di Francesca Mancosu
Solo venti giorni di tempo. E poi, il consiglio comunale di Terni dovrà approvare la delibera, passata in giunta lo scorso dicembre, sul primo stralcio dei lavori di consolidamento e adeguamento funzionale del teatro Verdi, pena la decadenza del finanziamento – di un milione e mezzo di euro – concesso dalla Regione.
Atti mai visti Ma, a tutt’oggi, molti consiglieri non hanno neppure visto il progetto definitivo. La ‘scoperta’ venerdì mattina, durante i lavori della commissione urbanistica, riunitasi per dire la sua sulla modifica della destinazione d’uso dell’edificio da residenziale a area «per attrezzature di interesse comune, come necessario per le attività teatrali».
«Che tipo di teatro vogliamo?» Questa la domanda che è aleggiata per due ore fra i membri della commissione, tanto fra i banchi della maggioranza che tra quelli dell’opposizione. Tutti, più o meno, compatti a chiedere approfondimenti, un sopralluogo nella struttura e magari una versione elettronica delle relazioni dei tecnici comunali, del Politecnico di Milano e del progetto dei lavori di adeguamento strutturale che dovrebbero partire dopo la primavera. Tanti gli interrogativi sospesi: «Quali interventi?», «Quanti posti?», «Quali tempistiche di apertura?», «Con quali prospettive di gestione?».
La querelle Domande che sicuramente si saranno posti tanti cittadini, e già al centro della querelle a distanza che ha visto gli interventi di Italia nostra e TernIdeale che, dopo le esternazioni dell’assessore Silvano Ricci apparse su Umbria24, ha chiesto all’amministrazione di sapere se i paventati rischi di ulteriori crolli non siano solo «un pretesto per evitare il confronto con la città e procedere in fretta con dei lavori non dettati dall’urgenza».
Il coinvolgimento della città Molti dei consiglieri presenti, da Leo Venturi (Terni Oltre) al presidente Giorgio Finocchio (Pd), hanno chiesto di avviare un percorso di ascolto della città, chiamata a decidere in prima persona per decidere di quello che è un pezzo della sua storia. Altri, da Enrico Melasecche (Udc) a Paola Ciaurro (Lb), hanno sottolineato la mancanza di una visione d’insieme sul recupero del teatro, la necessità di capire «se il primo stralcio, che dovrebbe essere approvato entro gennaio, possa vincolare il prosieguo dei lavori e l’aspetto ultimo del Verdi» e di verificare quali tipi di restauro si potrebbero fare e con quali costi, visto che al momento sul piatto ci sono solo 2 milioni e 900mila euro (un milione e 400mila dal Comune), degli 11 milioni necessari.
Le risposte di Ricci «Un progetto d’insieme – commenta a microfoni spenti l’assessore ai Lavori pubblici – in realtà esiste. È quello elaborato dai tecnici del Comune dopo la Conferenza dei servizi insieme ai rappresentanti di Provincia, Vigili del fuoco, Asl, associazioni dei disabili» ed effettivamente consultabile sul sito del Comune». Non sono ancora online, invece, il progetto definitivo sul primo stralcio, che potrà essere visionato anche dai cittadini – con una richiesta di accesso agli atti – solo dopo l’approvazione del consiglio, e la relazione firmata dal Politecnico di Milano che ha dato il là alla decisione di avviare al più presto i lavori, per cui invece bisognerà attendere il benestare dell’ufficio comunicazione.
Il consolidamento Interventi, che come ribadito nuovamente da Ricci «sono solo di consolidamento statico e adeguamento per questioni di sicurezza e fruibilità anche per i disabili con l’allargamento della torre scenica, peraltro suggerita da grandi architetti di fama internazionale, realizzazione di una vasca di accumulo per l’anticendio, servizi igienici a norma, vie di esodo su tutti i livelli, copertura e messa in sicurezza del controsoffitto».
Una partnership con i privati «Non vogliamo allestire un cinema, ma solo un teatro – ribadisce Ricci – e privilegiare la visibilità rispetto al numero di posti. Non ha senso fare 100 posti in più se poi lo spettatore non vede nulla. Comunque, questo primo stralcio dei lavori (affidato allo studio Gabriele Salvatoni; ndr), lascia ampi margini d’azione: nonostante l’allargamento della torre scenica, funzionale all’allestimento di spettacolo più complessi e scenografie più ampie, non influisce assolutamente sulla futura distribuzione interna, la collocazione dei palchi o il tipo di sedute». E in attesa di ulteriori sviluppi, arriva la notizia di un accordo di massima con un’azienda specializzata in impianti elettrici, che si sarebbe detta interessata a fornire materiali per la ricostruzione del Verdi per un valore di 400mila euro.
