di M.R.
Alle porte la scadenza del bando per la creazione di un ‘centro commerciale naturale’ (Ccn). Confesercenti, Confartigianato, Confcommercio e Cna hanno però chiesto una proroga di tre settimane alla Regione per avere il tempo necessario per soddisfare tutta la burocrazia del caso, quindi adempiere alla compilazione della necessaria modulistica e, perché no, ricucire gli strappi e ‘combinare’ matrimoni futuri.
Strano ma vero Dopo la retromarcia di Confesercenti dal progetto di cordata unica, il presidente della Camera di commercio di Terni, Giuseppe Flamini, ha provato a fare da ‘Cupido’ per riaccendere la fiamma d’amore e condurre tutti i soggetti ad una partecipazione unitaria al bando: i tre del consorzio sono rimasti piuttosto di pietra, di contro Confesercenti si è subito resa disponibile. Eppure, ‘nella puntata precedente’, Italo Federici e Lino Busà avevano assicurato che avrebbero corso da soli perché sicuri che il loro progetto fosse il migliore. ‘E allora cosa è subentrato adesso? Forse la paura di perdere’: «Tutt’altro. Casomai faremmo una scelta per il bene della città, al fine di evitare conseguenze spiacevoli come la convivenza di due centri commerciali naturali, vista la flessibilità del bando messa in luce due settimane fa».
Svelati i nodi del mancato accordo Coma mai solo ora? Eppure l’opportunità di partecipare tutti insieme appassionatamente fu proprio Confesercenti a lasciarsela sfuggire: «Sì – risponde Lino Busà – ma non a cuor leggero; e anche ora non saremmo disposti a riunificare la proposta a prescindere da tutto. Diverse – spiega – furono le cose che ci convinsero ad abbandonare il progetto comune con Confartigianato, Confcommercio e Cna (che oggi peraltro mostrano indisponibilità a ricucire lo strappo). Innanzitutto – prosegue il dirigente nazionale di Confesercenti – avremmo voluto un presidente svincolato da qualunque incarico dirigenziale all’interno di una qualsiasi associazione coinvolta, perché il Ccn non avesse colore alcuno ma fosse ‘di tutti, della città’, poi non potevamo accettare che le figure apicali del progetto fossero pagate né che la sede del consorzio avesse luogo all’interno di Confcommercio. Altro aspetto che abbiamo trovato non in linea con la nostra idea di creazione di un Ccn, il fatto che nella fatturazione dei lavori svolti da una certa impresa fosse prevista una minima percentuale di introito al consorzio, come forma di finanziamento per questo e in qualche modo ‘ringraziamento’ per l’appalto. Una cosa assurda – chiosa -: per tutti i lavori necessari saranno utilizzati soldi pubblici».
Appello alle istituzioni Proroga a parte, alla Regione è giunta un’altra richiesta, avanzata esclusivamente da Confesercenti: «È necessario stringere già da ora un patto tra i concorrenti – spiega Busà – che preveda che il soggetto giuridico che si aggiudicherà i fondi, possa includere anche le attività commerciali concorrenti in fase di concorso». In termini più semplici, per fare maggiore chiarezza: due saranno le proposte che perverranno alla Regione, ciascuna di esse abbraccia almeno 30 attività; essendo vasta l’area individuata per la creazione del ‘centro commerciale naturale’, come facevano notare i rappresentanti di Confesercenti, c’è il rischio di disomogeneità e problemi di fruibilità dello stesso. «Per questa ragione – afferma il responsabile nazionale della stessa confederazione – chiediamo alle istituzioni, nel rispetto delle leggi ed entro gli spazi di manovra consentiti, di dare a tutte le attività che in questa fase si stanno mettendo in gioco, la possibilità di partecipare comunque, in qualche modo, alla creazione del Ccn». Ma allora il bando a cosa serve? Non resta che aspettare il giudizio dell’ente regionale chiamato a pronunciarsi anche sulla proroga.
