Curioso quanto emerso dalla questione sollevata in quarta commissione consiliare: palazzo Rapaccioli, a Collescipoli, di proprietà privata perché acquisito anni fa tramite asta pubblica, è al centro di un quid pro quo interpretativo interno al Comune di Terni. Protagonisti il geometra Federico Nannurelli e l’ingegnere Bruno Belinci da una parte, l’ingegnere Renato Pierdonati dall’altra, complice qualche falla catastale.

Palazzo Rapaccioli Il punto è che i proprietari dell’immobile di pregio, risalente al ‘500, hanno effettuato interventi edilizi non autorizzati su una porzione che, a detta di Nannurelli e Belinci appartiene al Demanio, mentre a detta di Pierdonati sarebbe stata venduta insieme al palazzo. Come si legge nella relazione conclusiva della quarta commissione, che chiede intervento della prima per approfondimenti in merito, «Manca all’interno dell’amministrazione comunale un’interpretazione univoca sulla proprietà della torre semi-circolare e la porzione di mura che si trova in corrispondenza del palazzo».

Soprintendenza La storia si trascina dal 2006, quando il Comune emise la prima ordinanza di smantellamento di tutti quegli elementi edilizi deturpanti l’immobile di pregio: teli ombreggianti e pensiline costruite co materiali di dubbia natura, spesso eternit. I proprietari però se ne sono infischiati, tanto che palazzo Spada ha coinvolto la Soprintendenza nel 2013. L’anno successivo l’ente di piazza Ridolfi ha emesso una nuova ordinanza e i residenti hanno avviato i primi interventi, poi hanno presentato un progetto di riqualificazione della facciata e a tutt’oggi sono in corso i lavori.

Nodo da sciogliere Il problema allora, come si evince, è ‘a monte’: avevano i proprietari di palazzo Rapaccioli diritto ad occupare la torre e le mura? I membri della quarta commissione consiliare passano la palla ai colleghi della prima, augurandosi che i tecnici del Comune trovino ‘l’accordo interpretativo’ delle carte.

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