La festa per San Sebastiano, patrono della polizia municipale, a Terni l’hanno fatta un po’ in ritardo, ma si è rivelata un’occasione, per monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore spostolico della diocesi, di fare un’esternazione tutt’altro che trascuurabile
San Sebastiano Le poche notizie storiche su di questo santo, ha detto Vechi, raccontano di un giovane «educato cristianamente e che intraprende la carriera militare: era capo della prima coorte della guardia imperiale a Roma. Durante la persecuzione di Diocleziano, Sebastiano – avvalendosi della sua autorità – aiuta molti cristiani perseguitati: visita i prigionieri e li esorta ad avere fede. Scoperto, è condannato a morte: trafitto dalle frecce, sopravvive, ma poi viene ucciso a bastonate».
La polizia municipale Anche se in un’ottica diversa, ha proseguito il vescovo, «la polizia municipale è chiamata a vigilare sull’osservanza delle regole, poste alla base di una serena e armonica convivenza urbana e civile. Il codice della strada e le altre disposizioni sulle quali il corpo dei vigili urbani è chiamato a vigilare’, non sono leggi puramente penali – come si suol dire – ma toccano sempre anche l’aspetto morale: la trasgressione esteriore, anche in materia lieve, rivela sempre una predisposizione al disordine interiore, cioè al male».
Il contesto Per arrivare a dare una stoccata, monsignor Vecchi ha fatto un giro largo: «Ha detto Papa Francesco che la vita è complessa, è fatta di grazia e di peccato. Dove c’è Dio, spunta la grazia, dove opera l’uomo – da solo – emerge il peccato. I grandi cambiamenti della storia – è sempre il pensiero del Papa – si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia. È una questione ermeneutica, cioè di interpretazione dei fatti: si comprende la realtà solamente se la si guarda a tutto campo, dal punto di vista estremo, che è la periferia, che aiuta a rifuggire dagli approcci ideologici».
L’Onu San Sebastiano, ha detto monsignor Vecchi, «ha offerto la sua vita davvero, non ha giocato a fare il martire, come oggi tanti fanno, mettendo in campo tematiche ideologiche. L’ultima interferenza ideologica è quella del Comitato Onu per la convenzione sui diritti dell’infanzia. È un caso tipico di osservazione dal ‘centro’ e non dalla ‘periferia’, dove si vede chiaro che, oggi, la Chiesa è in prima fila per combattere la violenza sui minori. E sempre dalla periferia, gli pseudo ‘difensori’ dei bambini, si accorgerebbero che la Chiesa – con in testa Papa Francesco – è sempre in prima linea per combattere la ‘globalizzazione dell’indifferenza’ e la ‘cultura dello scarto’».
I poveri E già che c’era, il vescovo ha proseguito: «È noto da molto tempo che il problema dell’emigrazione selvaggia è un problema che riguarda il rapporto tra i Paesi ricchi e i paesi poveri. Ma non risulta che a livello di Nazioni unite qualcuno abbia preso di petto questo problema, in modo adeguato: è più facile scaricarlo su Lampedusa, mentre i poteri forti, nascosti e indifferenti, continuano a premere sulle proposte legislative a tutti i livelli per difendere i loro interessi. Così si alimenta ciò che Papa Francesco chiama ‘inequità’: i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri».
