di Marco Torricelli
Hanno vinto tutti. A sentir loro. Il problema, però, è che in faccende come queste, di solito, vince uno solo. O nessuno. Ma che vincano tutti è un tantino più difficile.
Il confronto La storia è quella relativa alla storica pasticceria Pazzaglia e alla guerra, ormai senza quartiere, tra chi la gestisce al momento, cioè Stefano Amici e chi garantisce di averne comprato marchio e apparecchiature, cioè Raffaello Federighi. In campo, peraltro, ci sono due avvocati mica da ridere: Manlio Morcella per Amici e Giovanni Ranalli per Federighi. Il che, per chi assiste al match, significa spettacolo assicurato.
I precedenti Il 12 luglio scorso la pasticceria venne chiusa da un ufficiale giudiziario, inviato dal giudice Massimo Zanetti, dopo «la richiesta – aveva spiegato l’avvocato Ranalli – avanzata perché il mio assistito, dopo aver acquistato, non è mai riuscito ad entrare in possesso dell’attività». Mentre l’avvocato Morcella aveva parlato di «temeraria azione giudiziaria» che aveva portato ad un «sequestro illegittimo e, come tale, da revocare». Il 17 luglio lo stesso giudice Zanetti aveva disposto che i sigilli fossero tolti, confermando però il sequestro di marchio e attrezzature».
Il giudice Lunedì nuovo round e di sicuro c’è stato che il giudice Massimo Zanetti, lasciando la questione in sospeso, come peraltro si prevedeva, ha detto due cose: la prima è che, se c’è qualcuno che può sfrattare Stefano Amici, sono Manuela e Fabio Ciri, i proprietari dei locali in cui si trova la pasticceria – dando seguito, in pratica, ad un provvedimento che lo stesso giudice Zanetti aveva emanato e che doveva essere eseguito il 29 aprile scorso, ma che era stato sospeso quando venne avviata la trattativa con Raffaello Federighi – mentre la seconda è che sul sequestro del marchio e delle attrezzature – chiesto sempre da Federighi – dovrà esprimersi il tribunale competente per le imprese. Che sta a Perugia.
La versione E qui parte il balletto delle interpretazioni. Parlando di «effetto boomerang» ed esprimendo «piena soddisfazione per il risultato ottenuto», l’avvocato Manlio Morcella dice che «l’esecuzione del sequestro che ha portato alla chiusura della storica pasticceria cittadina ha determinato degli ingentissimi danni materiali e di immagine a carico del titolare dell’esercizio, Stefano Amici che, in anticipo rispetto al pronunciamento di revoca del sequestro, ha adito al tribunale di Perugia».
I danni Che, come ha sentenziato martedì il giudice Zanetti e ricorda l’avvocato Morcella, «è competente per tale genere di cause». Lo scopo di Amici, secondo il legale, a questo punto è «ottenere la condanna» di quelli che definisce «gli autori dell’illecito» al «pagamento dei danni da lui subiti». Ma non solo, perché Morcella chiederà al tribunale perugino di «dichiarare la nullità dell’insieme di scritture giuridicamente improbabili» e che «materializzano, a tacere del resto, delle ipotesi di estorsione contrattuale e di usura reale e/o di truffa aggravata». Tanto che il legale anticipa che sarà «depositata una denuncia presso la procura della repubblica di Terni». Insomma, hanno vinto loro.
La controparte Raffaello Federighi, però, sembra a sua volta contento come una pasqua: «Io sono doppiamente soddisfatto – dice con voce squillante – perché il giudice Zanetti ha detto una cosa importante e cioè che Manuela e Fabio Ciri possono regolarmente dar seguito al provvedimento di sfratto esecutivo nei confronti di Stefano Amici. Provvedimento che si era concordato di sospendere al momento in cui Amici aveva deciso di vendere a me il marchio e le attrezzature». Una vendita, insiste Federighi, «regolarmente portata a termine».
Il marchio Mentre sulla decisione di inviare a Perugia gli atti relativi al sequestro del marchio e delle attrezzature, Federighi dice che «abbiamo deciso di non rischiare di perdere altro tempo, opponendoci, e già giovedì depositeremo presso quel tribunale una nuova istanza di sequestro». Il tutto, garantisce, «all’unico scopo di non frapporre altro tempo all’ineluttabile conclusione della vicenda. Tempo che, purtroppo, va solo a detrimento del valore dell’impresa di cui sarò riconosciuto legittimo proprietario e che ho fretta di rilanciare come merita». E quindi ha vinto lui.
I tempi e i modi Si torna da capo, insomma: due vincitori in una faccenda che ne prevede uno solo. Non è così che funziona. A meno che, nel frattempo – perché è bene ricordare che siamo in agosto e che appare difficile prevedere una soluzione in tempi rapidissimi – non si trovi una soluzione, come dire, intermedia. Due avvocati come Morcella e Ranalli potrebbero pure fare il miracolo.
