di Chiara Fabrizi
Una visita ai detenuti del carcere di Terni anche per impegnarsi a rimettere al centro la funzione rieducativa della pena sancita dalla Costituzione e quindi il valore e la dignità della persona. Con questa finalità la mattina di Santo Stefano il parlamentare Walter Verini e il vicepresidente della Regione, Fabio Paparelli, hanno incontrato molti dei 441 reclusi di Sabbione, tra questi anche Marco Pucci e Daniele Moroni che stanno scontando la pena per il rogo alla ThyssenKrupp di Torino. Nella delegazione che lunedì ha varcato i cancelli del penitenziario anche i vertici del Coni regionale e provinciale, Moreno Rosati e Stefano Lupi, che hanno portato in dono materiale sportivo come palloni da calcio, basket e rugby.
Visita in carcere di Paparelli e Verini coi vertici del Coni A loro i detenuti, molti dei quali al momento della visita erano intenti in attività sportive, hanno chiesto di riattivare per il 2017 il progetto Sport in carcere su cui i rappresentanti del Coni si sono impegnati ad avviare il percorso del caso per centrare il ripristino. I quattro hanno visitato tutte le sezioni del carcere accompagnati da personale di Sabbione che ha spiegato come tra gli oltre 400 reclusi, metà dei quali di nazionalità straniera, non ci siano soggetti radicalizzati islamici. La delegazione ha anche compiuto un sopralluogo negli spazi della mensa dove tra gli altri dietro ai fornelli hanno trovato cinque condannati concentrati a cucinare il pranzo di Santo Stefano a base di risotto alla milanese e carne alla pizzaiola: «Nei vari ambienti – ha commentato all’uscita Paparelli – sono state riscontrate condizioni sanitarie discrete, anche se qualche problematica è emersa in relazione ai tempi necessari per le visite specialistiche. Come abbiamo trovato Pucci e Moroni? L’incontro è stato di significativo impatto emotivo ma anche di grande forza, entrambi ci hanno detto di sentire la vicinanza dell’intera comunità ternana». Moroni in particolare avrebbe raccontato di essere impegnato in un percorso personale e interiore di analisi della propria vita.
Grande richiesta di formazione Da tutti i reclusi, compresi i due top manager, è arrivata la richiesta di potenziare i progetti di formazione in vista del fine pena specie per chi è dietro le sbarre per reati lievi e nel giro di mesi: «Ferma restando la necessità di scontare la pena per gli errori commessi – ha detto Paparelli – è emersa in maniera diffusa la volontà di partecipare a percorsi di formazione quindi rieducativi e finalizzati a valorizzare la persona anche per evitare che una volta usciti dal carcere tornino a delinquere. Dopo la sentenza Torreggiani che ha sostanzialmente ridimensionato le pesanti problematiche legate al sovraffollamento, credo che i percorsi di formazione rappresentino un nuovo step degli obiettivi prioritari da centrare». Verini ha poi parlato di false speranze e illusioni di fronte alle richieste di chiarimenti su eventuali provvedimenti di amnistia e indulto avanzate dai detenuti, indicando come la riforma del processo penale col rinvigorimento dell’istituto delle pene alternative rappresenti il percorso migliore. Due detenuti hanno poi sfidato Paparelli e Verini a una partita di calcio balilla che i due esponenti Pd hanno perso 6-5.
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