di F.T.
«Basta allarmismi, quello ternano è il territorio più monitorato dell’Umbria. La salute è una questione seria che va trattata con rigore scientifico e non con ricerche prive di criterio e diffuse solo parzialmente». Azienda sanitaria e comune di Terni vanno all’attacco del Gr1 Rai che nei giorni scorsi aveva diffuso i risultati di un’indagine che aveva portato alla luce la presenza di cromo, nichel e altri metalli pesanti nel nocciolo e nella polpa delle olive prelevate in quattro punti diversi – San Carlo, La Romita, Cervara e San Liberatore di Collestatte – a ridosso delle discariche di vocabolo Valle.
LA REPLICA DI USL E COMUNE: IL VIDEO
«Dati confortanti» «Per molti versi – spiega il direttore generale della Usl Umbria2, Sandro Fratini – quell’indagine ci conforta perché basata sul confronto con le olive prelevate in una zona collinare nei pressi di Firenze (località La Romola nel comune di San Casciano in Val di Pesa, ndR), lontana da insediamenti industriali. I numeri ci dicono che i valori riscontrati a Terni, in un’area a rischio, sono spesso inferiori a quelli registrati in Toscana. Ma questo nessuno lo ha detto».
Numeri «Rispetto alle acque di lavaggio abbiamo valori prossimi allo zero sia a Terni che in Toscana. Su nocciolo e polpa, gli indici sono altalenanti: a volte superiori e altri inferiori». Qualche esempio? «Il piombo, unico metallo tabellato in Italia per gli alimenti (limite 0,1 mg/kg, ndR), nella polpa delle olive della Romola è pari a 0,19. Nei quattro prelievi di Terni abbiamo invece valori compresi fra lo 0,15 e lo 0,20. Per il ‘famigerato’ cromo, dove non è fissato alcun valore di legge, in Toscana abbiamo valori pari a 0,75 per la polpa e 1,49 per il nocciolo. Qui da noi variano da 0,41 a 0,81 per il primo e da 0,65 a 2,15 per il secondo. Anche per il nichel la situazione non è diversa, con uno 0,35 per San Casciano e valori fra lo 0,28 e lo 0,62 in Umbria».
Conclusione Numeri che per il direttore dell’azienda sanitaria stanno a significare che «un sito teoricamente indenne da inquinamento, come quello Toscano, non è affatto migliore di quelli messi sotto esame a Terni». La replica, nel merito, arriva anche dal sindaco Leopoldo Di Girolamo: «Da medico – spiega – posso dire che lo studio proposto dal Gr1 non sarebbe accettato da qualsiasi rivista scientifica. I prelievi, oltre ad essere certificati, vanno fatti a distanze successive per verificare il presunto legame fra sorgente inquinante e contaminazione. Un altro aspetto che non è stato considerato riguarda la tipologia dei terreni, ad esempio argillosi o sabbiosi, valutazione necessaria per qualsiasi confronto».
Cromo L’attacco ai criteri di indagine riguarda anche la presenza di cromo: «Il cromo nocivo è quello esavalente – afferma il primo cittadino – che, peraltro, viene ridotto per il 90% a cromo trivalente in caso di ingestione. Parlare di ‘cromo totale’ è scientificamente inaccettabile. Per gli alimenti esistono solo-valori obiettivo e non valori-soglia teoricamente nocivi come nel caso delle acque».
La lettera Lo stesso sindaco ha preannunciato che scriverà una lettera al cda e al comitato di sorveglianza Rai: «Smentite e precisazioni su quanto affermato ci sembrano doverose, visto che sono state diffuse informazioni parziali, senza citare i parametri di riferimento né fornire gli elementi corretti».
I controlli Sul fronte delle verifiche, l’azienda sanitaria assicura che «proseguiranno i monitoraggi a tappeto su alimenti e acque irrigue, anche e soprattutto nel contesto a rischio del Sin di Papigno. I prelievi, inclusi quelli sui pozzi a ridosso dalle discariche, ci dicono che non esistono al momento situazioni di pericolo, altrimenti saremmo intervenuti con misure drastiche come ordinanze e sequestri. Usl e Arpa – afferma Sandro Fratini – operano con criteri scientifici rigorosi. Non abbiamo necessità di tranquillizzare nessuno né di sottovalutare la realtà. La situazione ambientale nell’area di Valle è delicata, lo sappiamo, e il nostro univo dovere è di dire le cose come stanno». Parole a cui fanno eco quelle del sindaco: «I dati che abbiamo a disposizione oggi non rendono necessaria alcuna ordinanza. Le verifiche che verranno fatte sul prodotto-olio, e non solo sul frutto, ci consentiranno di valutare con maggiore certezza la situazione e se saranno necessarie misure restrittive, le prenderemo senza alcuna esitazione».
La replica A stretto giro arriva la contro-replica di Italia Nostra Terni, secondo cui «l’indagine del Gr1 dimostra invece che nelle zone anche fino a tre chilometri dalla Thyssen, i metalli pesanti – cromo, zinco, nichel, rame e ferro – sono presenti nella polpa delle olive in misura anche doppia rispetto ai campioni prelevati in località La Romola (Firenze). Per questo – aggiunge il responsabile Andrea Liberati – ribadiamo la richiesta di interdizione alla coltivazione su quei terreni, stabilendo al tempo stesso provvidenze per coltivatori e allevatori».
L’Isde In occasione della diffusione dei dati da parte del Gr1, l’associazione Medici per l’ambiente (Isde), attraverso il suo rappresentante locale Carlo Romagnoli, aveva evidenziato «la coerenza fra i valori riscontrati sulle olive e quelli relativi alla presenza di inquinanti come cromo e nichel in alcune matrici alimentari, rilevata da privati cittadini della zona». Per l’Isde «le attività di prevenzione, anziché tranquillizzare, devono tutelare in primo luogo i cittadini, come purtroppo non avviene negli oltre 40 siti di interesse nazionale – Taranto, terra dei fuochi, ma anche Terni o la foce del Chienti nelle Marche – in cui almeno 6 milioni di persone sono esposte involontariamente agli effetti nocivi di tutta una serie di sostanze. Tutto ciò – concludono i ‘medici per l’ambiente’ – avviene senza che ci siano attività incisive e appropriate di abbattimento dei rischi, come già chiesto al ministero della salute in occasione della stesura del piano della prevenzione 2014-2018, purtroppo senza alcun risultato».
