Una manifestazione ambientalista

di M. To.

La richiesta, presentata da Aria Spa del Gruppo Acea, per ottenere l’autorizzazione a bruciare altri rifiuti, oltre al pulper, nell’inceneritore di Maratta, sta letteralmente infiammando il dibattito politico.

Rifondazione L’istanza aveva provocato le reazioni dei consiglieri comunali appena eletti del M5S, del confermato Enrico Melasecche (Udc) e del consigliere regionale Alfredo De Sio (F.d’I) .A loro si è unita Rifondazione comunista, che denuncia il rischio che sia fatta «carta straccia dell’impegno a non incenerire i rifiuti urbani prodotti nel territorio, sancito, a fine 2012, dalla modifica del Piano d’ambito dell’Ati4. Dopo il voto del consiglio regionale in favore della produzione del combustibile derivante dai rifiuti (Css) – dice Rc – e dopo la richiesta da parte del sindaco Di Girolamo, in qualità di Presidente del Cal, di differire il raggiungimento dell’obiettivo del 65% di raccolta differenziata dal 2015 al 2020, siamo di fronte ad una nuova, inaccettabile smentita del percorso fatto in questi anni per il superamento della stagione dell’incenerimento a Terni ed in Umbria e per l’adozione della strategia ‘rifiuti zero’».

«Ambiguità» Questi fatti. secondo Rifondazione comunista, «rivelano la profonda ambiguità alla base del ‘nuovo corso’ del centrosinistra locale, che si appresta a governare la città, svelando al contempo la ragion d’essere di molte delle liste che ne fanno parte. E’ il caso de ‘Il Giacinto’ e del ruolo che si accinge ad esercitare il suo ispiratore, Franco Mangialardi, ex braccio destro di Luigi Agarini e, con questi, protagonista della sciagurata avventura imprenditoriale di Tad Energia Ambiente, fino al 2006 proprietaria dell’inceneritore in cui oggi si vogliono tornare a bruciare i rifiuti». Ma anche di ‘Progetto Terni’, il cui impegno programmatico, è lo ‘sviluppo della Asm mediante quotazione in Borsa».

De Sio nel mirino Il comitato ‘No inceneritori’, che per primo aveva lanciato l’allarme, rilancia con decisione e nel suo mirino finisce il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, AlfredoDe Sio, «che opera un incredibile giro di parole – è l’attacco – per giustificare la sciagurata scelta votata in consiglio regionale da Pd e tutti i partiti del centro destra (lui compreso) in favore del Css, dovrebbe spiegare perché da anni si fa megafono della volontà di Acea».

La storia Dai tempi, dice ancora il comitato ‘No inceneritori’, «della grottesca battaglia contro l’ipotesi Asm-Printer, in cui ebbero un ruolo centrale anche Andrea Cavicchioli e Fabio Paparelli, dalla Provincia, quando divenne molto più importante far saltare l’operazione del Comune di Terni piuttosto che preoccuparsi di fermare la furia inceneritorista nella conca ternana; tant’è che dalla diatriba di allora infatti uscì vincitrice Acea che con la sua società di allora TerniEna si aggiudicò il ruolo di impianto di incenerimento dei rifiuti urbani all’interno del Piano regionale di gestione dei rifiuti».

Oggi Ma il comitato spinge ancora sull’acceleratore: «Oggi, sempre lui, insieme ad altri, schiamazzano come al solito col solo intento di fare polemica politica senza mai indicare una soluzione alla chiusura degli impianti. Anzi in realtà l’unica indicazione chiara che dà, e che garantisce vita per molti anni agli inceneritori, è la produzione e l’uso del Css (il combustibile ottenuto dal residuo secco dei rifiuti urbani; ndr) nel territorio regionale, adducendo come scusa il fatto che sia Acea che altri possono comunque acquistare il Css sul mercato nazionale e bruciarlo comunque».

«Posizione subdola» Evidentemente, rincarano la dose gli ambientalisti, la sua sarebbe «la posizione più semplice e più subdola, perché non prende in considerazione il fatto che in questo modo i rifiuti prodotti dagli umbri continuerebbero ad essere destinati alla produzione di energia e non già al riciclo. Quella del Css rimane una soluzione che condizionerebbe in negativo gli obbiettivi di raccolta differenziata, l’impiantistica futura che Asm si appresta a costruire come previsto dal bando di gestione dei rifiuti vinto pochi mesi fa, e con essa la messa in moto di un processo industriale che anziché riciclare anche il residuo secco come in altri territori avviene, lo destinerà a incenerimento per almeno vent’anni».

Le verifiche Poi il comitato ‘No inceneritori’ dà l’appuntamento «per il primo consiglio comunale del Di Girolamo-bis, li vedremo come tutti quelli che si sono detti contrari all’incenerimento e per la chiusura degli impianti saranno o meno conseguenti. Non mancano già i soliti strilloni che oggi fanno presente come il nuovo consiglio di amministrazione di Acea sia tornato in mano al Pd, dimenticando come fino al 4 giugno fosse espressione del Pdl e Udc, e che tale impostazione abbia di fatto condizionato le scelte fatte dall’opposizione durante la precedente consiliatura».