Nicola Fratoianni

di Marco Torricelli

La diplomazia, almeno in una direzione, sembra funzionare: il pressing che dal territorio e dalle istituzioni è stato fatto sul governo ha dato dei frutti. E giovedì, al ministero dello sviluppo economico, ThyssenKrupp troverà ad aspettarla una richiesta chiara.

«Piano da accantonare» In poche parole: ai tedeschi e alla loro rappresentante italiana verrà detto – ma loro se lo aspettavano – che il piano presentato il 17 luglio scorso deve essere accantonato e che nessuna discussione è possibile partendo da quello. Quello che diranno, al riguardo, i rappresentanti di ThyssenKrupp – e anche il livello della delegazione, per la verità – è l’aspetto sul quale ci si interroga in queste ore. Nelle quali prende quota l’ipotesi ‘possibilista’: una presa d’atto, alla quale far seguire la più classica delle pause di riflessione.

I tagli Tanto, nel frattempo, alla Tk-Ast si potrebbe andare avanti con la versione light del piano, quella che prevede lo ‘smaltimento’ progressivo di quei lavoratori con contratti atipici – interinali e a tempo determinato – o di apprendistato che, dai dati diffusi dai sindacati in luglio, raggiungono la cifra di 131 unità. Per cinque di loro i cancelli si sono chiusi già dal primo del mese e, nel giro di un anno e mezzo circa, potrebbe toccare a tutti gli altri.

Le perdite Anche perché, secondo ThyssenKrupp, l’Ast di Terni avrebbe chiuso il 2013 con poco meno di 180 milioni di euro di perdite «nonostante il programma di riduzione dei costi attuato dalla società abbia dato risultati superiori a quelli inizialmente preventivati, in considerazione delle difficili condizioni di mercato e dalla ulteriore riduzione dei prezzi delle materie prime, che ha determinato la necessità di svalutare il magazzino». Secondo la multinazionale sarebbe stato addirittura necessario «l’intervento del socio unico per la ricapitalizzazione della società». Outokumpu, insomma, ci avrebbe messo «100 milioni di euro» rinunciando a «crediti vantati nei confronti della società».

M5S Come promesso durante la sua visita a Terni, intanto, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ha formalmente richiesto al ministero dello sviluppo economico di poter prendere parte all’incontro del 4 settembre sulla ThyssenKrupp. Con questo gesto, spiega il Movimento 5 Stelle, «intende rendere tangibile testimonianza umana e parlamentare alle centinaia e centinaia di famiglie ternane gravemente minacciate nel proprio sostentamento quotidiano dalla multinazionale tedesca».

Sel Martedì mattina, invece, a Terni è arrivato il coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Nicola Fratoianni, che si è incontrato con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e con i lavoratori delle acciaierie: «Quello che a noi interessa, soprattutto – ha spiegato Fratoianni – non è tanto individuare adesso gli strumenti tecnici a cui fare riferimento per risolvere la crisi, ma vogliamo soprattutto che da parte del governo si parli chiaro e una volta per tutte con la multinazionale».

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Pd Secondo il capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale, Andrea Cavicchioli, «in vista dei prossimi appuntamenti per l’Ast è assolutamente necessario che la comunità locale e regionale nelle sue varie articolazioni condivida gli obiettivi e le conseguenti azioni, evitando divisioni e polemiche e concentrandosi su elementi irrinunciabili. L’azzeramento del ‘piano’ Morselli, peraltro mai presentato formalmente e non articolato in forma organica, ma in corso di attuazione – dice Cavicchioli – costituisce il presupposto per la salvaguardia degli interessi della proprietà e del sistema industriale italiano, in quanto lo stesso porterebbe all’inevitabile smantellamento del sito, con il sostanziale depauperamento del valore anche ai fini della vendita».

Forza Italia Il vice coordinatore provinciale di Forza Italia, Sergio Bruschini, invece, dice che «in periodi come questi, in cui si nota vivaddio un netto risveglio della coscienza collettiva, sarebbe utile che la politica assuma un carattere alto e non ricalchi il vezzo che in questi giorni sembra riemergere di inutili passerelle e o solo voler mettere qualche bandierina …del tipo io c’ero…noi abbiamo detto…fatto! Sorvolando una facile retorica e abbracciando invece le pene che accompagnano la vita di molti lavoratori che rischiano di perdere il posto, dobbiamo sforzarci certamente di esserci, di far emergere a livello alto la protesta e la proposta, ma di non cadere nella solita e stucchevole presenzialità negativa e o di soluzioni ..le proprie.. le uniche e sole che possano salvare i posti di lavoro, che spesso sono anche demagogiche».

Veglia di preghiera Papa Francesco, che non ha parlato delle acciaierie domenica all’Angelus, si dice che possa farlo presto. Intanto, in vista dell’incontro del 4 settembre, martedì sera nella chiesa di Sant’Antonio si terrà una ‘veglia di preghiera per il lavoro’, presieduta dal vescovo, Giuseppe Piemontese, alla presenza delle comunità parrocchiali, dei membri di movimenti e associazioni ecclesiali e del mondo del lavoro: «Chi deve decidere – ha ricordato il vescovo – non scelga la strada più breve, che può sembrare più redditizia, ma che lascia nel profondo un senso di angoscia per le tante sofferenze seminate. Qui parliamo di uomini, donne, famiglie, bambini, cancellati con un tratto di penna sulla supposta colonna delle perdite per aumentare le cifre sulla colonna dei ricavi».

Il messaggio Nel corso della veglia dovrebbe essere letto un messaggio dell’ex vescovo, Vincenzo Paglia e di cui il vescovo in carica sarebbe stato avvertito nella serata di domenica, di ritorno dalla deludente trasferta romana. Il fatto che, dopo la lettura del messaggio di Paglia, il Papa potrebbe far sentire la sua voce riguardo la vicenda ternana, sarebbe una pura coincidenza. Almeno così si dice.

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