di Marco Torricelli
Sindaci, amministratori e funzionari pubblici, entrano sempre più – a vario titolo ed in vari modi – nelle storie su cui si indaga. Ce n’è uno di sindaco, a Lugnano in Teverina, per dire, che ancora non riesce a capire: «Io ho provato a chiedere, anche all’ex vescovo, come stessero davvero le cose – racconta – ma nemmeno lui è stato in grado di spiegarmi bene cosa fosse successo». Magari ci riusciranno i giudici. Ma andiamo con ordine.
Le indiscrezioni Ci sono intrecci che, nel tempo e a più riprese, sono stati oggetto di attenzione da parte della magistratura, ma che adesso tornano – ammesso che ne siano mai usciti – al centro dell’attenzione. Perché il muro di silenzio si sta sgretolando. Per ora solo qualche crepa, ma che prima non c’era. Ed ecco che si torna a parlare di ‘dazioni in nero’ per facilitare qualche operazione; di offerte di acquisto a cifre più elevate, rispetto a quelle accettate, per terreni su cui si sono effettuate operazioni immobiliari; di ‘triangolazioni’ curiose, che avrebbero coinvolto alti funzionari pubblici, i loro familiari e alcuni dei soggetti indagati; di sentenze del Tar ‘derubricate’ a «interpretazioni della norma»; di palesi conflitti di interessi. Tutta roba messa nero su bianco. O registrata.
La difesa Intanto, però, l’ex sindaco di Narni, Stefano Bigaroni, continua a giurare di non aver commesso atti illeciti: «Sono qui a dover rispondere di inchieste, ipotesi di reato, leggendo di aver ricevuto un avviso di garanzia che evidentemente tutti conoscono ma che a me non è mai stato consegnato, sembra assurdo ma è così». E insiste: «Pur convinto che la giustizia farà il suo corso e metterà in luce la verità, parlo qui e ora perché i tempi della giustizia sono lunghissimi e la mia dignità personale e di sindaco non possono essere macchiate pubblicamente per aver agito da buon padre di famiglia e per gli esclusivi interessi della comunità narnese».
Lugnano Ed eccoci alla storia del piccolo centro – 1600 anime, più o meno – tra Amelia e Orvieto, nel quale gli uomini della Diocesi avevano visto che c’era del lavoro da fare. Tanto che, nel 2010, «accogliendo le istanze della Diocesi, nella persona di S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Paglia», la Fondazione nazionale della cultura ‘Gian Lorenzo Bernini’ si è presentata al sindaco, Nadia Moretti, proponendosi per «recuperare alle antiche vestigia lo storico complesso monumentale denominato ex Convento dei cappuccini», di proprietà, appunto, della Diocesi. Sul quale erano già stati fatti dei lavori (la fondazione lo definirà, poi, «un precario e parziale recupero edile» e parlerà di «gravissime irregolarità edilizie») con i fondi del Giubileo. E, anche lì, si parlava di turismo religioso da promuovere. Magari monsignor Ernesto Vecchi farà un salto pure da quelle parti. Per capire meglio.
L’accordo A marzo 2010 la fondazione Bernini prese in affitto il convento, per venti anni, impegnandosi a pagare un canone di quattro milioni (16 mila e 500 euro al mese, più o meno) alla Diocesi, ma poi iniziarono i problemi. Con la fondazione e la Diocesi che si misero a litigare: con la prima che arrivò a chiedere di ‘stracciare’ il contratto e ad invocare l’intervento della magistratura per le «gravissime irregolarità edilizie, in precedenza occultate dall’ente proprietario e perpetrate nel corso dei precedenti restauri realizzati dalla Diocesi, tali da indurre le amministrazioni locali e le autorità competenti ad assumere provvedimenti che di fatto hanno impedito di realizzare le opere di riqualificazione ed il proseguimento dei restauri in parte avviate. In particolare, il complesso è risultato sprovvisto di autorizzazioni e certificazioni previste dalla legge, nonché oggetto di opere edili realizzate in assenza di regolari autorizzazioni».
Il sindaco Nadia Moretti, il sindaco che a Lugnano sta concludendo il secondo mandato amministrativo, parla poco volentieri della cosa «ma solo perché, davvero, nessuno di noi è riuscito a capire bene cosa sia successo». Quando «si presentò Pietro Paolo Pirrottina, della fondazione Bernini, accompagnato dagli uomini della Diocesi oggi al centro delle cronache – dice il sindaco – pensammo che, forse, si poteva davvero fare del convento quel centro di attrazione, culturale ed anche turistica, che le misere finanze comunali non avrebbero mai permesso di realizzare». Ma durò poco. Tanto che adesso «il convento è chiuso, il parco pure e la società che si occupava del ristorante è scomparsa». C’è chi dice che si sia solo trasferita a pochi chilometri.
L’associazione Ma intanto il paese di Lugnano è rimasto con un palmo di naso: «Un paese – spiega Nadia Moretti – affettivamente molto legato al convento e fu solo per questo che quando ci venne proposto di dar vita ad un’associazione, che avrebbe avuto come scopo quello di affiancare la Bernini, accettammo di buon grado». Anche perché «ci venne assicurato che nessun costo avrebbe gravato sulle casse comunali». Poi però, non fu così e il notaio romano presso il quale fu sottoscritta la cosa, la parcella la mandò proprio a Lugnano. Ma intanto Diocesi e fondazione Bernini avevano litigato, i lavori al convento si erano interrotti e «io chiamai il vescovo Paglia, chiedendogli chi mi avesse mandato in casa, ma lui mi rispose che quella gente nemmeno la conosceva. E noi ci siamo sentiti, tutti, presi in giro».
