Tiziana Ciprini del M5S

di M.T.

Loro all’assemblea avevano invitato «tutti, i dirigenti di Umbria Mobilità, gli amministratori locali, i sindacalisti e i lavoratori». Ma all’invito del Movimento 5 stelle hanno risposto, oltre ad un gruppetto di lavoratori, pochi sindacalisti ed un solo politico locale, Leo Venturi.

No errori Per il senatore Stefano Lucidi, la crisi di Umbria Mobilità non è figlia di «un errore, ma di un difetto di sistema. L’azienda è controllata dagli enti pubblici ed è lecito chiedersi e, soprattutto, chiedere loro come sia stato possibile accumulare debiti con le banche per oltre 100 milioni di euro in soli tre anni», mentre per Tiziana Ciprini, eletta alla Camera, c’è la certezza di «un disegno che tende alla privatizzazione, ma sappiamo che questo significherà un peggioramento dei servizi per l’utenza».

I sindacati Diverse, e molto, le posizioni dei sindacalisti in sala: Andrea Tamburini, della Filt Cgil è apparso quasi rasegnato: «Nelle condizioni in cui siamo – ha detto – possiamo solo limitare i danni e mi sembra che tutti i sindacati siano concordi nel chiedere, almeno, delle garanzie per i lavoratori e gli utenti», ma Roberto Perfetti, della Ugl, ha tagliato corto: «Si sta preparando un bando su misura per lo stesso operatore – Busitalia, del gruppo Ferrovie dello stato – che già opera in altre realtà, tipo Toscana o Veneto e la strada sembra ormai tracciata»; come pure Gianfranco De Benedictis, dell’Usb: «Occorrerebbe fare piazza pulita dei dirigenti, ma anche di molti sindacalisti».

La proposta Alla fine, anche su sollecitazione della platea, che mostrava di non accontentarsi più del «noi vogliamo ascoltare le vostre opinioni», ripetuto dagli esponenti del M5S, ma chiedeva proposte alternative a quelle sul tavolo oggi, un progetto di massima è venuto fuori: «Noi pensiamo ad un piano quinquennale – hanno detto i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che parta però da alcuni atti urgenti». E li hanno pure messi in fila: «Stop allo scorporo e alla divisione in bad e good company; prestito ponte di 20 milioni di euro da parte della regione, da restituire alla fine dei cinque anni; risoluzione del contratto con Roma Tpl e recupero dei crediti; lotta vera contro il fenomeno grave rappresentato da chi viaggia senza pagare il biglietto».

Il progetto Poi, però, per il Movimento 5 Stelle si dovrà dar vita al progetto vero: «Aumento di capitale di 50 milioni di euro, 25 dei quali potrebbero essere chiesti alla Cassa depositi e prestiti, 15 dovranno metterli i vecchi azionisti e 10 i lavoratori, che entrerebbero come azionisti. Gli asset non strategici – come terreni e fabbricati – dovranno essere dismessi; si dovrà ricontrattare il canone con la Regione e con gli enti non azionisti». Ma, soprattutto, alla fine dei cinque anni di piano, secondo il M5S, «Pensiamo che il 60% del capitale di Umbria Mobilità dovrà essere controllato dagli enti pubblici, mentre il restante 40% dovrà essere in mano ai lavoratori». E che non si dica che non fanno proposte.