di Francesca Mancosu
Marmore non vuol dire solo cascata. La sua storia, e quella del paesino che le dà il nome, sono infatti strettamente legate alla prima industrializzazione di Terni, cominciata a fine Ottocento. Una memoria che si fa sempre più labile e che,ahime, rischia di scomparire irrimediabilmente: a tenerla in vita prova l’associazione Marmore tourist, con un ricco programma di eventi che vanno dagli ‘Archeoperitivi’ ad itinerari nel parco di archeologia industriale dei Campacci (appena inaugurato) fino al recupero dell’antica fornace della strada del Rancio.
Intorno alla cascata «Siamo nati tre anni fa – racconta Andrea Terenzi, uno dei membri dell’associazione – con lo scopo di valorizzare ciò che sta ‘intorno’ alla cascata, cercando di andare oltre la ‘promozione turistica’ ma di far conoscere meglio questo territorio ai suoi stessi abitanti. Nel tempo abbiamo organizzato itinerari di riscoperta di siti come la centrale di galleto o di strutture ormai in disuso, come le vecchie dighe mobili, abbinandoli a degustazioni di prodotti tipici e ripercorrendo la storia di Mamore dal III secolo a.C., quando il console romano Curio Dentato diede inizio ai lavori che poi ‘crearono’ la cascata fino ai giorni nostri».
La fornace della strada del Rancio Ed è proprio nel corso delle iniziative promosse in questi tre anni che arriva l’idea di recuperare le fornaci che nei primi anni del secolo scorso venivano utilizzate per convertire la pietra in calcio e quindi costruire a Marmore nuove case per gli operai appena assunti all’acciaieria. «Sulla via per Rieti ce ne sono tante, piuttosto malridotte: noi, grazie al lavoro di tanti volontari, abbiamo iniziato a risistemare quella della strada del Rancio, un pezzo importante della nostra storia. A settembre la ‘presenteremo’ ufficialmente, con un evento dedicato», ricorda Andrea.
Gli archeoaperitivi Fino al 9 agosto, ogni venerdì e sabato dalle 18, l’associazione proporrà i suoi ‘Archeoaperitivi’, con focus dedicati appunto alla storia delle nostre industrie e alle testimonanze architettoniche che ha lasciato sul territorio. «Dal sistema Galleto-lago di Piediluco alla diga mobile che dal 1924 consentiva l’apertura e la chiusura della cascata (tutt’ora in uso per tenere gli invasi che servono la centrale di Galleto), dalle antiche fornaci alle opere di presa delle centrali idroelettriche della zona, passando per le cave che hanno portato alla nascita della cascata (gregoriana, paolina, curiana e clementina) e il parco di archeologia industriale dei Campacci, appena inaugurato». http://www.umbria24.it/terni-archeologia-industriale-en-plein-air-marmore-ospitera-un-parco-a-tema/232853.html
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Archeologia industriale en plein air Situato lungo il sentiero n° 5 della cascata delle Marmore, il parco è un vero e proprio museo a cielo aperto che riunisce sei grandi manufatti provenienti dalle centrali idroelettriche di Galleto e Narni: turbine delle tipologie Kaplan e Francis, e disributori di flusso per turbine. Realizzato nell’ambito della prevista riqualificazione del sentiero n° 5 della cascata delle Marmore (grazie al Programma di sviluppo rurale per l’Umbria 2007-2013, ndr) il parco potenzia il percorso didattico sugli impianti idroelettrici locali in parte già presente ai Campacci, fra le cisterne che servivano per la captazione delle acque che poi attraverso le condotte forzate venivano portate a valle per produrre l’energia elettrica necessaria a funzionare i tanti stabilimenti del ternano, acciaeria in primis.
