di F.T.
Dopo la conferma della condanna a 16 anni di reclusione per omicidio volontario da parte della corte d’assise d’appello di Perugia, la triste vicenda legata all’omicidio di Marianna Vecchione trova spazio anche sui media nazionali. Lunedì mattina la trasmissione di Rai2 ‘I fatti vostri’ ha ospitato il fratello della vittima, Massimiliano, il legale dei familiari Massimo Proietti e il difensore di Giuliano Marchetti, l’avvocato Roberto Spoldi, quest’ultimo intervenuto telefonicamente.
Ricostruzione Intervistato da Giancarlo Magalli, l’avvocato Proietti ha ricostruito al presente, dal suo punto vista, gli attimi terribili dell’omicidio: «Giuliano Marchetti torna a casa e scatena una lite con Marianna per motivi banali. In un attimo di pausa va nella camera della figlia, di appena 7 anni, a prendere il fucile che aveva nascosto nell’armadio. Lo carica con tre colpi poi raggiunge la compagna stesa sul letto. Lì ha un attimo di esitazione, poi lei reagisce e i due ricominciano a litigare. Spara un primo colpo verso il soffitto, poi tenta di strozzarla. A quel punto parte un altro colpo e un terzo, quello letale diretto al cuore, sparato dall’alto verso il basso. Poi esce e lascia i due bambini piccoli in casa, con la madre ormai morta e riversa in un lago di sangue».
Premeditazione Immagini terribili, per ribadire che «è stato un omicidio premeditato». Un dato, però, escluso tanto nel primo quanto nel secondo grado di giudizio. «La procura – ha detto il legale dei familiari – è stata la prima a non contestare l’aggravante, riducendo di fatto la pena applicabile da 24 a 16 anni di carcere. Così dopo il primo grado di giudizio, per l’omicida il percorso è stato tutto in discesa».
Le sentenze A ‘salvare’ Giuliano Marchetti sarebbe stato il «momento di esitazione» dopo aver imbracciato il fucile, prima di andare nella camera dove si trovava la povera Marianna. Un punto di vista, questo, accolto anche in secondo grado con la conferma della condanna a 16 anni: «La Corte d’Assise d’Appello non avrebbe potuto decidere diversamente – ha spiegato l’avvocato Proietti – visto che il pubblico ministero non ha presentato alcun appello contro quella sentenza».
La difesa In diretta telefonica, l’avvocato Roberto Spoldi – difensore di Giuliano Marchetti – ha sottolineato la correttezza degli arresti domiciliari: «La reclusione in carcere, applicata inizialmente da un magistrato, è stata correttamente revocata in seguito. Quanto emerso nei primi due gradi di giudizio tuttavia non ci soddisfa affatto – ha detto – visto che anche in appello è emersa una ricostruzione non veritiera. Per questo siamo fiduciosi che la corte di cassazione possa riconoscere le nostre ragioni». Per l’avvocato Spoldi, l’omicidio non è neppure doloso: «Il fatto si è sviluppato in maniera totalmente occasionale in seguito ad una discussione accesa che poi è sfociata in una colluttazione e l’intento del mio assistito non era quello di uccidere la compagna, ma di minacciarla».
Il fratello «Da questa ricostruzione sembra che Marianna si sia uccisa da sola»: ha risposto con amara ironia Massiliano, uno dei due fratelli della vittima. «Il rapporto fra mia sorella e Giuliano Marchetti – ha raccontato – era compromesso da tempo, a causa della gelosia di lui. Tanto che Marianna aveva più volte cercato di chiudere questa storia, ma senza riuscirci». Poi la vicenda dei due figli minori: «L’omicida si trova ai domiciliari nella casa dei genitori. Così quando i due bambini vanno a trovare i nonni, incontrano anche lui. Tutto ciò non ci sembra adeguato, visto quello che è successo».
