«Non sarò io a mettere fine ad una tradizione secolare come quella del Cantamaggio, nessuna marcia indietro, non ho mai detto che i carri non si vogliono fare, ma la manifestazione va ripensata, soprattutto nei costi. Impensabile spendere 60 mila euro l’anno per questa kermesse, quando l’ente è in dissesto». Con queste parole l’assessore alla Cultura Andrea Giuli è intervenuto in seconda commissione, nell’ambito della quale si è discusso l’atto per il rinnovo della convenzione con l’associazione del presidente Omero Ferranti che a inizio settimana ha cambiato il proprio statuto.
Giuli «Con i vertici del Cantamaggio ci siamo seduti ad un tavolo e per venerdì 12 ottobre conto di arrivare a qualche risultato. La convenzione scade il 31 dicembre e l’attuale vertice sarà in carica fino ai primi mesi del 2020. Stiamo discutendo su una convenzione di transizione, sarà necessaria una riduzione degli importi. È opportuno, al termine della scadenza, un cambio di governance e di strumenti di gestione. Ribadisco che non sono contrario ai carri e non sarò io ad abolirli» ha detto ancora Giuli.
Palazzo Spada I commissari hanno concordato sulla necessità di incontrare l’ente Cantamaggio il 17 ottobre, alle 11 per la prosecuzione dell’esame dell’atto di indirizzo: «Questo dispositivo serve ad avviare l’iter per il rinnovo della convenzione – ha dichiarato il consigliere Francesco Filipponi (Pd), firmatario dell’atto insieme ad Alessandro Gentiletti (Senso Civico) e Paolo Angeletti (Terni Immagina) – vista l’imminente scadenza. Toccherà alla giunta stabilirne la durata e l’importo che, data la situazione di dissesto, dovrà essere ricalibrato». Concordano sulla necessità di ripensare la festa il consigliere del gruppo misto Federico Brizi e Paolo Cicchini della Lega. Più dura Patrizia Braghiroli del M5s: «Non sono favorevole – ha detto in commissione – al rinnovo della convenzione».
Sfilata dei carri allegorici Nel frattempo l’associazione Ente Cantamaggio ha cambiato statuto: «Tale esigenza – ha spiegato il numero uno Ferranti – deriva dalla necessità di adeguarsi alle nuove disposizioni legislative nazionali nell’ambito della riforma del Terzo settore. L’Associazione, con tali modifiche, sancisce il concetto di democraticità attraverso la pari importanza decisionale di tutti i soci e la completa autonomia su qualunque argomento inerente la funzionalità e il raggiungimento degli obiettivi dell’Ente compreso il potere decisionale riguardo la scelta dei propri organismi dirigenti, attraverso democratiche elezioni. Per quanto riguarda la sfilata dei carri di maggio si è confermata la volontà di collaborare con le Istituzioni locali, in primis con il Comune di Terni, considerando lo stato di crisi finanziaria nel quale esso versa. Ben vengano tavoli di lavoro – conclude rivolgendosi indirettamente al vicesindaco Giuli – purché siano produttivi e propositivi; noi, da parte nostra, garantiamo il massimo impegno affinché la più antica, condivisa e partecipata festa della comunità ternana abbia un seguito».
