di M. To.
Magari è solo un’impressione, ma mi sa che la faccenda dei tempi di attesa per gli esami sanitari diventerà una bella grana per il servizio pubblico regionale.
La protesta Il caso, definito «anomalo» dall’assessorato regionale alla sanità, di un’attesa di 18 mesi per una mammografia, era nato su Facebook, con tanto di intervento diretto della presidente Catiuscia Marini, e sullo stesso social network prosegue, con un messaggio indirizzato al cronista, mai i cui destinatari reali sembrano essere altri: «Eco addome e ecodoppler per mia madre che ha 80 anni. Appuntamento alle 8.35 del 10 settembre 2016 (24 mesi; ndr) e alle 9 del 9 febbraio 2016 (18 mesi; ndr). Com’è la procedura? Bisogna invocare la Marini? Però non mi ricordo: si chiama Valeria?».
Non un caso isolato Ironia a parte, emerge una situazione che, evidentemente, non può essere solo giustificata con la modalità di prenotazione o dalla scelta di uno specifico luogo nel quale svolgere l’esame, come spiegato dall’assessorato alla sanità nella replica che aveva fatto seguito all’emergere «di un caso anomalo, alla cui soluzione stanno già provvedendo le strutture interessate».
La procedura Un sistema che non consentirebbe, secondo l’assessorato, «all’azienda sanitaria di riferimento di poter prendere pienamente in carico il paziente relativamente ai tempi di attesa. Una problematica che verrà superata con la piena attuazione del provvedimento adottato dalla giunta regionale per ridurre le liste di attesa e che consentirà alle aziende sanitarie dell’Umbria di regolarizzare tutte le prenotazioni in tempi congrui».
La ‘confidenza’ La faccenda assume un aspetto diverso, però, se si tiene conto della ‘confidenza’ di una farmacista: «Date assurde come queste mi capitano all’ordine del giorno. Ci sarebbe un’alternativa, che magari il collega che ha preso tale appuntamento ha segnalato. Bisognerebbe far modificare la ricetta dal medico di famiglia, inserendo la dicitura ‘urgente’, e se non si trova una data consona così si ricorre alla lista ‘stop alle attese’. Tramite fax sarà a questo punto cura dell’azienda sanitaria trovare un appuntamento decente entro 30 giorni, su tutto il territorio regionale».
Il suggerimento Quando ai farmacisti arrivò questa comunicazione, però, «c’era scritto in postilla di non suggerire a pazienti e medici la dicitura ‘urgente’ sulla ricetta. Però a me – spiega la farmacista – queste cose mandano letteralmente in bestia e se c’è un Ssn che può permettersi di dire ad una signora ottantenne, in fascia R2, di presentarsi per esami di routine fra due anni, allora deve esserci anche un operatore Cup o farmacista che vi dica che si può fare anche così».
Il commento La persona che ha segnalato il problema commenta così: «Conosco il sistema. Può essere anche conveniente farsi scrivere ‘urgente’ dal proprio medico. Per fortuna per mia madre non lo è – facendo intendere che non ha intenzione di utilizzare il ‘trucchetto’ – e tuttavia è evidente che il Cup ha qualche falla».
