di Marco Torricelli
«God helps those who help themselves» (Dio aiuta chi si aiuta). Certamente monsignor Ernesto Vecchi, amministratore apostolico della Diocesi di Terni e uomo colto, conosce anche le varie altre forme in cui questa frase di Benjamin Franklin è stata declinata nel tempo. E sa che tutte, in buona sostanza, riconducono all’oggi: ai sette mesi della sua ‘missione’ ternana – iniziata il 2 febbraio – e a quello ‘stallo’ nel quale attualmente si trova.
L’incontro Già, perché – e pure questo monsignor Vecchi lo sa – sono sempre di più i fedeli che, pur continuando a pregare e a sperare nella misericordia divina, hanno deciso di cercare pure quella terrena. E riversano sempre più aspettative su altri ‘palazzi’. Tanto che, venerdì, sono andati a dirglielo: «Lei ci aveva dato grandi speranze – è il succo del loro discorso fatto all’amministratore apostolico – ma noi siamo perplessi. Il timore è che, con l’arrivo del prestito da Roma (si parla di una ventina di milioni di euro; ndr) si metta tutto a tacere, mentre noi vogliamo che sia fatta quella pulizia che lei ci aveva promesso». E sono stati chiari: «A noi non basterà una ‘versione ufficiale’ minimalista».
Segnali Quello che i fedeli temono, insomma, è che «a febbraio del 2014 (perché si parla di quel mese, ad un anno esatto dal suo arrivo, come possibile termine della presenza di Ernesto Vecchi a Terni; ndr) si consegni al nuovo vescovo una diocesi risanata solo nella facciata, ma con le fondamenta ancora fortemente minate». E gli hanno citato casi specifici: «Annullamenti controversi di matrimoni da parte del tribunale ecclesiastico, cause giudiziarie che dovevano essere concluse in modo pacifico, definizione delle reali responsabilità personali nelle varie questioni di carattere economico ed immobiliare che hanno caratterizzato l’ultimo decennio». E hanno fatto pure i nomi e i cognomi: «Gli stessi – gli hanno ricordato – che sono stati indicati, a più riprese, anche alla procura della repubblica».
Le indagini Al momento, va ricordato, le indagini della magistratura hanno portato agli arresti domiciliari, dopo un passaggio per il carcere, per gli ex dipendenti della diocesi Luca Galletti e Paolo Zappelli, oltre che per il dirigente del comune di Narni, Antonio Zitti, finito nel calderone per la vicenda legata alla vendita del castello di San Girolamo. I tre erano stati arrestati il 17 luglio. Tre giorni dopo a Zappelli, per le precarie condizioni di salute, erano stati concessi i ‘domiciliari’, mentre Galletti e Zitti sono rimasti in carcere fino al 1° agosto.
Altre grane Nell’incontro di venerdì a monsignor Vecchi è stato posto anche un altro problema: «Le rette, all’istituto ‘Leonino’ (la scuola cattolica, ospitata nel palazzo recentemente acquistato dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero; ndr) sono aumentate tra 25 e 50 euro al mese – gli hanno detto – ma intanto si sta lavorando per fare di quell’istituto una specie di club, con tanto di bar annesso e i nostri figli dovrebbero andare a scuola in un posto che, invece che essere ‘protetto’, rischia di trasformarsi in una specie di porto di mare. È questo il nuovo corso? Sarebbe un gran brutto segnale».
L’ex vescovo e l’ex sindaco A proposito di segnali, non è passato inosservato, in città, il ‘botta e risposta’ a cui hanno dato vita, nel corso della sua visita alla festa del Partito democratico, monsignor Ernesto Vecchi e l’ex sindaco di Terni, Paolo Raffaelli, spesso accusato, nel corso del suo doppio mandato, di essere fin troppo legato all’allora vescovo Vincenzo Paglia: Vecchi aveva ricordato, ancora una volta, che lo stato di sofferenza economica nel quale ha trovato la Diocesi è pesante: «Il problema c’è – aveva detto rivolgendosi direttamente all’ex sindaco – e lei lo sa che c’è». Con Raffaelli che aveva replicato parlando di Paglia, come di «una figura importante e non rimuovibile nella storia di questa città» e, citando papa Francesco, aveva fatto riferimento alla «maldicenza che uccide», per dirsi vicino proprio all’ex vescovo. Per quello in carica, anche se di passaggio, la croce si appesantisce.
