di Marco Torricelli
L’ex inceneritore Printer, che la Terni Biomasse vuole rimettere in funzione, per il momento resterà spento. Ma la vicenda promette di regalare nuovi e, probabilmente, clamorosi svoluppi.
La diffida Per adesso, comunque, il Comune di Terni ha stoppato tutto, inviando una diffida alla Terni Biomasse a riattivare l’impianto di Maratta. L’atto sarebbe stato determinato, «da motivi tecnici e giuridici, a fronte di una richiesta di Procedura abilitativa semplificata (Pas), per la riaccensione del bruciatore autorizzato nel 2005».
La replica Il 18 aprile la Terni Biomasse ha presentato le proprie controdeduzioni, ma la direzione edilizia del Comune ha chiesto una valutazione della vicenda alla Provincia «anche in base al fatto che nove anni fa l’ente di palazzo Bazzani partecipò alla Conferenza di servizi e si espresse sulle autorizzazioni».
Gli ambientalisti La notizia non coglie di sorpresa il comitato ‘No inceneritori’, che per giovedì mattina aveva già organizzato una manifestazione – confermata – sotto palazzo Spada: «Si tratta di un atto dovuto – spiega Fabio Neri, rappresentante del comitato – e motivato, a quanto ci risulta, dalla mancanza di una parte della documentazione. Ma il problema vero, lì, è un altro ed è molto più complesso».
L’offensiva Alla richiesta di spiegazioni, Neri rimanda «a giovedì mattina, quando spiegheremo nel dettaglio quali sono le vere problematiche esistenti ed anche la nostra strategia». In soldoni, però, pare di capire che, intanto, non sarebbe il Comune, ma la Provincia ad avere in mano il pallino, ma anche che, siccome dal 2005 – quando quell’impianto fu autorizzato – ad oggi, la normativa è radicalmente cambiata, anche l’iter autorizzativo avrebbe dovuto svolgere un percorso diverso.
L’assessore Marco Malatesta, assessore uscente e non ricandidato dal Pd, dice che «l’operato del Comune, in particolare della direzione edilizia, è frutto di un percorso rispettoso e attentissimo alla normativa e garantista verso gli interessi generali e della salute dei cittadini». Ogni altra affermazione, dice Malatesta, «è fuorviante, dettata da esigenze politiche ed elettorali».
