Il 'palazzo della discordia'

di Marco Toricelli

Un fatto è certo, i palazzi – alcuni palazzi – costruiti negli ultimi anni a Terni hanno dato più da fare agli avvocati ed ai giudici, che ai progettisti e agli operai. Il caso di quello sorto al posto della vecchia caserma dei carabinieri, in via Romagnosi, è uno di questi.

La storia L’ex caserma fu spianata e al suo posto è sorto un palazzone, ma la storia è stata caratterizzata da parecchie polemiche: politiche e legali, con un ricorso al Tar che bloccò i lavori per un bel po’ di tempo. Poi i lavori sono stati portati a termine, ma le polemiche non si placano. Nei giorni scorsi era stato l’avvocato Giovanni Ranalli a dare l’annuncio: «Il Tar ha respinto il ricorso proposto contro il Comune di Terni e la Società Costruzioni Baldelli (che ha costruito il palazzo e che è la stessa che ha spianato l’ex convento delle Orsoline e costruito un altro palazzo contestato; ndr) concernente l’intervento edilizio. La stessa sentenza – spiegava il legale – sconfessa, quindi, asserzioni ed illazioni in ordine alla legittimità del titolo edilizio e delle procedure urbanistiche relative». E l’assessore all’urbanistica del comune, Marco Malatesta, era stato pronto a manifestare soddisfazione.

La polemica Ma secondo Enrico Melasecche, consigliere comunale di minoranza (Udc), le cose non starebbero così, perché «a differenza di quanto dichiarano i due, il Tar non è entrato nel merito della legittimità del titolo edilizio, ovvero della conformità urbanistico-edilizia dell’intervento, ma ha rigettato il ricorso in quanto ritenuto inammissibile per ‘carenza di interesse’ ed anche un bambino comprende la differenza». Questo, secondo Melasecche, «solo perché una signora, che aveva presentato il ricorso, poi lo ritirò. Ne deriva che il titolo edilizio originario è tornato ad essere efficace ma lo stesso è viziato dalle illegittimità riscontrate dallo stesso Tar».

Le domande Poi il consigliere comunale dell’Udc insiste: «Rimangono da chiarire alcune cosette che la Procura della repubblica e la Corte dei conti avrebbero forse dovuto chiarire e cioè come mai la Provincia, che si trova economicamente in acque difficilissime, non abbia chiesto lei al Comune la variante urbanistica, da caserma a civile abitazione, mettendo all’asta quell’immobile al miglior offerente, al valore così aumentato e guadagnandoci; come mai quel caso, trattato ripetutamente dalla quarta commissione comunale, sia sparito improvvisamente dall’ordine del giorno; come mai, come risulta da una richiesta formale presentata dal consigliere Venturi, la vigilanza edilizia del comune, che dipende proprio dall’assessore Malatesta, non ha effettuato per mesi alcun controllo in quel cantiere, centralissimo quanto importante, durante la sospensione dei lavori imposta dal comune dopo la prima sentenza del Tar, che dava torto a costruttore e comune». E promette battaglia anche in consiglio comunale, con «un’apposita interrogazione al sindaco, cui chiediamo di dare una urgente risposta scritta, affinché i cittadini non vengano presi in giro da dichiarazioni fuorvianti».

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