di Marco Torricelli
Una lettera. Purtroppo senza firma – gli estensori si definiscono ‘un gruppo di cattolici ternani’ – è stata recapitata a monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico della Diocesi. Coloro che l’hanno scritta confessano di essere tra quelli che salutarono «con entusiasmo l’arrivo del suo predecessore (monsignor Vincenzo Paglia; ndr) convinti che si aprisse una stagione di crescita nel Vangelo proprio in collaborazione con il nuovo pastore».
Delusi Ma, dicono nella lettera, invece è successo che da molti anni «soffrono in silenzio per i fatti che amaramente trapelano e molti di noi, anno dopo anno, forse sbagliando, si sono persino allontanati dalla frequenza ai sacramenti, addolorati da ciò che vedevano e sentivano. I motivi della nostra sofferenza sono gli stessi per cui probabilmente il santo padre ha ritenuto di mandare un amministratore apostolico e non il nuovo vescovo, come da vari mesi tutti noi attendevamo».
Il silenzio Nella lettera si fa riferimento a personaggi equivoci, politici discussi e sacerdoti non ligi al proprio dovere. Passando poi «all’edificazione di orribili edifici e la contestuale distruzione di strutture di antica pedagogia cattolica» e a «beni lasciati alla Diocesi da benefattori, e poi presto venduti, senza minimamente rispettare il loro volere».
L’appello E rivolgono a monsignor Ernesto Vecchi, i cattolici ternani, quello che definiscono «un appello accorato: ripulisca la Chiesa di Terni da queste scorie che, oltre ad aver comportato danni materiali e morali, hanno generato in noi cattolici diffidenza e inquietudine. Desideriamo un Vangelo vissuto quotidianamente, senza più commistioni fra religione, politica e affari. Esigiamo infine il recupero di beni e somme probabilmente finite anche all’estero; coloro che credono meritano rispetto».
Il futuro Insomma: il coperchio sembra essere definitivamente saltato ed anche chi, per fede sincera e, magari, con la speranza che le notizie che via via si susseguivano fossero, davvero, «tutta una montatura», come veniva detto, ha preso coscienza dei fatti. Ma l’amministratore apostolico – lo ha affermato con chiarezza – conosce sempre meglio la realtà dei fatti con i quali è chiamato a confrontarsi. Le sue prossime mosse saranno decisive. Senza dimenticare che, a lavorare su queste faccende, c’è anche qualcun altro.
Lugnano Il sindaco, Nadia Moretti, chiamata pesantemente in causa dalla fondazione Bernini, dopo aver premesso che «tengo a ribadire quanto già affermato e da voi riportato nell’articolo del 4 aprile 2013», mette in chiaro che «i contatti da me avuti con la fondazione Bernini sono stati limitati esclusivamente alla valutazione di un progetto di sviluppo turistico – culturale del territorio di Lugnano». Ma non solo: «Nego quindi decisamente – dice il sindaco – di avere ricevuto alcun beneficio o favore personale dalla frequentazione dei rappresentanti della fondazione, rilevando che possono essere fatte dichiarazioni di ogni tipo, ma è necessario che le stesse siano suffragate da prove concrete».
