di Marco Torricelli
Si chiamano ‘residenze protette’, ma stavolta sono loro a chiedere protezione. E lo fanno alzando decisamente la voce: «La nostra situazione – dicono – rappresenta in primo vero test per misurare l’onestà intellettuale del direttore generale dell’Asl2».
La situazione Nel corso di una riunione, organizzata in preparazione di una conferenza stampa – lunedì prossimo – nella quale spiegare nei dettagli il problema, i rappresentanti di alcune delle venti residenze protette che operano in provincia di Terni, hanno fatto il punto della situazione: «Noi siamo discriminati – dice senza mezzi termini Andrea Desideri, uno dei diretti interessati – perché ci viene proposta, dal direttore generale dell’Asl2, Sandro Fratini, una convenzione triennale che prevede una riduzione di oltre la metà dei posti letto da mettere a disposizione dell’utenza».
Il taglio In sostanza, spiegano i titolari delle residenze protette, «dai 670 posti letto convenzionati nel 2012 – il costo giornaliero, per gli utenti, è fissato dalla regione in 87,20 euro, con un contributo regionale pari al 50% – nella nuova convenzione che ci viene proposta, si scenderebbe a 320, prendendo spunto dalla necessità di contenimento della spesa sanitaria».
La spending review Quello che non proprio va giù, ai titolari delle residenze protette del ternano, è però, che la convenzione proposta «risulta ancor più iniqua e penalizzante, se la si raffronta a quella relativa ai territori della ex Asl3, Foligno, Spoleto e Valnerina, per i quali, a fronte dei 400 posti letto convenzionati nel 2012, se ne prevedono 360 per il futuro, con una riduzione – del 10% – non certo paragonabile a quella che si vuole imporre alla ex Asl4, cioè a noi».
La popolazione Altro dato sul quale si insiste è quello relativo alla popolazione: «Il territorio nel quale noi operiamo – spiega Desideri – conta circa 235 mila residenti, mentre quello della ex Asl3 arriva a circa 160 mila e questo è un altro elemento che fa risaltare come la popolazione del Ternano sia notevolmente penalizzata sotto il profilo numerico e, di conseguenza sotto quello dei servizi a cui può accedere».
Soggetti deboli Soprattutto perché, è stato detto nel corso della riunione, «questi provvedimento avrebbero un riscontro immediato – e fortemente negativo – sulle fasce più fragili della popolazione che, non potendo contare sull’integrazione regionale dei canoni, non potrebbero usufruire dei servizi messi a disposizione dalle residenze protette e finirebbero con il gravare pesantemente sui nuclei familiari o, peggio, finire nel circuito del badantato o di strutture meno controllate e, quindi, meno affidabili e sicure sotto il profilo della cura della persona».
