di Francesca Torricelli
Continuano, a Terni, le proteste e le manifestazioni da parte del ‘Comitato NO inceneritori’. Martedì mattina, durante un presidio davanti a palazzo Spada, spunta il nome di un probabile acquirente dell’inceneritore Printer. Con l’obiettivo di rimetterlo in funzione.
Il nome Fabio Neri, portavoce del comitato, spiega: «Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di una holding di Ravenna che attraverso una sua controllata, la Tozzi Renewable Energy, ha costituito una società, la Terni Biomassa, che ha come mission la ‘produzione di energia da fonti rinnovabili’. La nostra convinzione è che questa azienda abbia avviato le trattative per l’acquisto dell’inceneritore e queste trattative potrebbero già essere state portate a termine». Da Tecnocentro-Tecnofin, tutt’ora proprietaria degli impianti, non si hanno però conferme o smentite dell’operazione.
Il dubbio Si tratterebbe, insiste Neri «dell’ennesima operazione di speculazione economica legata agli incentivi pubblici per le fonti ‘rinnovabili’, che ormai abbiamo capito sono uno degli inganni della tanto decantata green economy». Tra l’atro, rincara la dose Neri, «la Tozzi ha disseminato la Puglia di centrali a biomasse, creando ogni volta forte opposizione sui territori investiti da questi progetti. Fa parte poi delle multinazionali che in Africa comprano immensi appezzamenti di terra – fenomeno conosciuto come land grabbing – per coltivare piante da cui ottenere ‘bio carburanti’».
La richiesta Ovviamente il comitato chiede «alla Tozzi di desistere dai suoi intenti o ci troverà fermi nell’opposizione», e invita «sindaco e presidente della regione a verificare urgentemente se l’impianto Printer è in possesso dell’Autorizzazione integrata ambientale e la sua eventuale durata, ma soprattutto ad impedire quest’ulteriore affronto alla città, che ha già il suo bel da fare con l’inceneritore di Acea, per il quale la partita è ancora aperta».
La battaglia Continueremo, promette Neri, «la nostra ‘Strategia rifiuti zero, meno tasse e meno inquinamento’ e richiederemo alla Regione di acquistare lo spazio e gli impianti, per smantellare questi ultimi e creare poi un vero e proprio ‘Polo del riciclo’, avviando una gestione virtuosa e pubblica dei rifiuti. Questa è l’unica cosa degna di senso da fare.
Non ci potranno essere soluzioni intermedie».
La storia L’inceneritore Printer, messo in funzione nel 2005 e alimentato in origine da biomasse, era considerato un modello, tanto che, nel 2007, l’allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio, nel corso di una visita agli impianti lo decantò come uno degli esempi da seguire. Un paio d’anni più tardi, però, dopo che a più riprese era stato sottolineato il suo scaso rendimento, si fermò tutto. Ma adesso torna la paura.
