di Francesca Mancosu
«La delibera è stata approvata dalla giunta comunale nella massima trasparenza, per consentire alla prossima amministrazione una decisione definitiva. Non è stato necessario il passaggio in consiglio perché si tratta di un atto puramente amministrativo e non politico».
Gli attacchi Non usa mezzi termini l’assessore alla Cultura, Simone Guerra, per rispondere alla pioggia di critiche piovute da più parti dopo il provvedimento che ha disposto una proroga di sei mesi dell’attuale bando di gestione della rete museale cittadina, in scadenza il prossimo 30 aprile. Una su tutte è quella di Andrea Fabbri, possibile candidato nella lista de ‘Il cammello’, che parla di «arroganza, bugie e insipienza: elementi caratterizzanti un modo di amministrare che sta portando la città alla rovina». Secondo Fabbri «la storiella della proroga di sei mesi è una farsa», perché «dà mandato al dirigente di disporre la gara (anche stavolta parteciperà solo un concorrente e mezzo?) secondo parametri precisi e nessun consigliere comunale democraticamente eletto ha voluto/potuto conoscere, discutere, decidere, valutare se proseguire l’esperienza della esternalizzazione dei servizi o se fosse più opportuno adottare soluzioni diverse, più economiche ed efficaci».
Non serve passaggio in Consiglio «La proroga di sei mesi appena deliberata era prevista nel contratto con l’ati che sta tutt’ora gestendo i servizi museali (secondo l’articolo 16 del capitolato di gara; ndr). Negli ultimi due bilanci – ribadisce Guerra – il Consiglio ha dato il via libera all’approvazione di una nuova gara e, per legge, non è chiamato ad esprimersi sul bando in questione. Bando della cui stesura si occuperà la prossima amministrazione».
I costi ipotizzati L’ipotesi già sul piatto è quella di un taglio dei costi che porterebbero l’importo della prossima convenzione dagli attuali 739mila ai 600mila euro annui – per la gestione di Caos, Carsulae, Paleolab, anfiteatro Fausto e teatro Secci, attualmente affidata all’associazione temporanea di imprese costituita da Indisciplinarte, Civita, Sistema museo, le cooperative Actl e Alis, Silvana editoriale. «Stiamo formalizzando con la Soprintendenza dei beni archeologici dell’Umbria una rimodulazione dei servizi con tagli di capitolato, come una riduzione dei costi del personale pari a 30mila euro annui per il sito di Carsulae. Poi starà ai dirigenti comunali definire il capitolato, ciò che andrà a gara è una questione meramente tecnica».
Gestione diretta o scorporo dei servizi (con fondazione)? L’assessore alla Cultura poi rispedisce al mittente anche le proposte avanzate dal Movimento cinque stelle, che vanno dalla gestione diretta da parte del Comune di Terni ad uno ‘spacchettamento’ che affidi i servizi delle varie strutture attraverso singoli bandi, magari dando vita ad una fondazione. «Con una fondazione, sostanzialmente, ci sarebbe una privatizzazione dello spazio che toglierebbe al Comune il ruolo di guida scientifico-culturale che attualmente ha, l’ultima parola nel deciderne le attività e gli usi. La gara europea che si terrà entro l’anno sarà fatta nella massima trasparenza, mettendo tutti nelle condizioni di partecipare e di mettere a confronto i propri progetti».
Esternalizzazione già nel 2007 Procedere nella esternalizzazione dei servizi, quindi. Una scelta fatta per la prima volta nel 2004, quando, per 36 mesi, la cooperativa Kairòs si aggiudicò l’appalto di gestione dell’allora pinacoteca comunale, di Carsulae, dell’anfiteatro e della mostra di paleontologia per complessivi 822mila euro (274mila all’anno), pari però solo al costo dei servizi. Poi, la decisione di promuovere un nuovo appalto che includesse anche le utenze, la manutenzione e la pulizia delle strutture, la vigilanza, le tariffe, le tasse e la progettazione di eventi, aggiudicato con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Best practice Ribadita quindi la funzione del Centro arti opificio Siri – il più bersagliato dalle polemiche di questi anni – non solo come contenitore di eventi, ma come luogo di produzione di cultura. «Chi critica quanto fatto in questi anni – conclude Guerra – non considera che il Caos da solo registra fra le 3mila e le 5mila presenze al mese, fra visitatori e partecipanti ai laboratori e alle attività che vi si programmano. Chi riduce la sua valenza alla quantità di ingressi ai musei non comprende il suo reale significato. Il ministero per i rapporti con le regioni ha esaminato 5000 bandi per l’acquisto di servizi nel sistema dei beni culturali, e fra le 5 best practice segnalate c’è la gestione del Caos, insieme alla scala di Milano».
