La galleria Tescino

di Marco Torricelli e Fabio Toni

Doveva essere una specie di tubo – la definizione tecnica è ‘full round’ – completamente isolato dall’ambiente nel quale veniva inserito. Doveva essere così, il tunnel Tescino, la ‘galleria dei veleni’ accusata da AlessandroRidolfi di essere la causa della sua grave malattia. Ma così non è.

Il tubo La soluzione ‘full round’ era stata scelta proprio in considerazione del fatto che la galleria sarebbe stata scavata – il ‘via libera’ al progetto era stato dato da una conferenza dei servizi dell’8 novembre del 2000, che aveva accettato il cambio di tracciato, rispetto ad uno precedente – sotto alla discarica della Tk-Ast e per questo necessitasse di particolari accorgimenti per evitare possibili infiltrazioni.

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Le infiltrazioni I liquidi, dalla volta e dalle pareti della galleria, hanno continuato però a colare e, dopo una prima denuncia, si era deciso di intervenire nel tentativo di ‘tappare i buchi’, ma senza successo. Tanto che, alla fine, nella galleria erano spuntate delle grondaie, con le quali recuperare quei liquidi e convogliarli verso delle cisterne. Soluzione che, almeno pare, sarà ulteriormente perfezionata: è già in programma una nuova chiusura, per un paio di settimane, del tunnel.

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Le inchieste Nel frattempo, però, il caso è esploso, con le rivelazioni fatte ad Umbria24 da Alessandro Ridolfi ed è anche venuta alla luce la doppia inchiesta aperta dalla procura della repubblica di Terni, con i nuovi prelievi affidati ad un consulente di fiducia e la scelta di Anas di ‘scindere’ la propria posizione da quella degli altri soggetti sottoposti ad indagine.

Le incongruenze Nel tempo, però di prelievi, analisi e considerazioni ne sono stati fatti parecchi ed emergono anche particolari grotteschi – tipo documenti inviati al ministero dell’ambiente, ma che si sono fermati negli uffici sbagliati – o inquietanti – tipo la decisione, che sarebbe stata presa ora dalla ditta che ha realizzato il tunnel, di rivolgersi alla Basf e chiedere di studiare una soluzione definitiva per isolarlo.

La Basf Alla multinazionale verrebbe chiesto, in buona sostanza, di mettere a punto un prodotto da ‘sparare’ all’interno della montagna, allo scopo di formare quella guaina protettiva che dovrebbe sovrapporsi a quella esistente e che, stando a quanto accade, risulta essere decisamente insufficiente. Il tutto, ovviamente, dovrebbe essere a carico della ditta che ha realizzato il tunnel, alla quale Anas avrebbe bloccato i pagamenti e che sarebbe stata sollecitata a far entrare in azione le compagnie di assicurazione.

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Italia Nostra Tra coloro che hanno, da tempo, denunciato la situazione di rischio esistente c’è Italia Nostra e Andrea Liberati, il presidente ternano replica così alle domande di Umbria24: «Le responsabilità di questa storia sono con ogni evidenza suddivise tra una pluralità di soggetti e ricadono estesamente anche sul livello politico-istituzionale, come emerge dalla conferenza dei servizi decisoria del 2000: per spendere il meno possibile, per far presto, si ricercò il tracciato più breve, nonostante ci fosse in mezzo la discarica. Quel tracciato fu approvato da tutti, da una sfilza di ingegneri, da quelli del Comune di Terni a quelli della Regione, fino al ministero dell’ambiente».

L’impermeabilizzazione Quanto alle misure di sicurezza: «Se è vero che Tecnis ha effettuato un’impermeabilizzazione non a regola d’arte, diversamente da quanto richiesto nel contratto della stazione appaltante Anas, è altrettanto vero che la stessa discarica Ast non sembra del tutto impermeabilizzata – dice Liberati ed ecco perché, a questo punto, sarebbe bene volgere lo sguardo alla luna anziché al dito, considerando che, mentre sul pur non facile ripristino funzionale della galleria Tescino non ci saranno oneri a carico dello Stato, ma pagheranno doverosamente tutto Tecnis e le assicurazioni, sul destino di questa bomba ecologica, rappresentata dalla discarica Tk-Ast, fonte di tutte le nostre preoccupazioni, prosegue un fragoroso silenzio, né si capisce a carico di chi saranno le relative spese, quando mai la bonifica partirà».

L’inquinamento Il tunnel, peraltro, è solo un aspetto del problema-inquinamento: «E, infatti, allo stesso modo continua il silenzio sui terreni contaminati contigui alla discarica, sui rischi per le produzioni agricole, per gli allevamenti, per la salute umana: Regione, Provincia, Comune e Ast – dice Liberati – dovrebbero invece dire subito e chiaramente come procedere al risanamento, di concerto col ministero dell’ambiente». E chiude con una promessa che somiglia ad una minaccia: «La vicenda della galleria offre lo spunto per affrontare finalmente criticità epocali che ineriscono l’inquinamento della Conca e la salute umana, problemi peraltro assai noti, sebbene taciuti, da alcuni precisi soggetti. Lo dimostreremo nei prossimi giorni».

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