di Marco Torricelli
I tecnici dell’Anas ci si sono scervellati. Sopra il tunnel Tescino – la ‘galleria dei veleni’ – e dentro di essa, per via delle infiltrazioni, l’acqua andava e veniva senza nessun collegamento apparente con gli eventi atmosferici. Poi, forse, la causa è stata individuata.
La condotta Si tratta di un tubo di grandi dimensioni, che porta l’acqua del fiume Velino all’impianto di generazione di energia elettrica di Pentima. Si era sfondato. Proprio in corrispondenza della galleria. E siccome in quella condotta il flusso del liquido dipende dalle esigenze della centrale – che la preleva dalla vasca ‘Magalotti’ posta in cima alla collina, proprio di fronte alla discarica di Villavalle – ecco, forse, spiegato l’arcano.
La centrale Quando l’acqua veniva ‘chiamata’ dalla centrale, si riversava nella condotta e, visto che questa era sfondata, una parte di essa finiva sul terreno e vi si infiltrava. Poi la centrale diceva «basta, grazie» e il flusso si interrompeva. E, con esso, anche la pioggia dentro la galleria. Scoperto il difetto, si è intervenuti.
I lavori Si è scavato un grosso buco nel terreno, la condotta è stata portata alla luce e la falla trovata. Una volta posizionato un nuovo tubo, si è messa una ‘fascetta’ – non proprio piccoli, nessuno dei due – intorno alla giunzione e, adesso, ci si prepara a richiudere il tutto. Ma prima si dovranno fare delle prove: mettere ‘in pressione’ l’impianto e verificare se è tutto a posto.
Allo scoperto Umbria24 ha approfittato del fatto che, prima dei test, lo scavo effettuato per fare i lavori sia rimasto scoperto, per raccontare – con alcune foto, che sono la testimonianza migliore – quello che appare essere un possibile motivo della pioggia velenosa dentro a quella galleria. E, forse, dell’intossicazione che ha distrutto la vita di Alessandro Ridolfi e Giacinto Cutini. Che sempre ad Umbria24 avevano raccontato le proprie storie.
Il veleno Ovvio che il buco nel tubo potrebbe essere ‘un’ motivo, ma non certo quello più importante: perché se verrà dimostrato che quello sgocciolamento era tossico, i colpevoli andranno ricercati, più che nel tubo rotto, tra coloro che hanno permesso che quella terra fosse avvelenata.
L’inchiesta Il gip Maurizio Santoloci, ha chiesto la collaborazione di due periti: Mauro Sanna e Ivo Pavan per stabilire il contenuto e l’origine del liquido che filtrava dalle pareti del tunnel. Prime ‘indiziate’, le discariche soprastanti: l’ex discarica comunale Rsu e quella di proprietà Tk-Ast. Periti di parte anche per gli indagati, che sono un dirigente del settore ambiente di Tk-Ast e due dirigenti del compartimento per la viabilità dell’Umbria di Anas Spa. Per il primo, assistito dagli avvocati Attilio Biancifiori e Ezio Audisio, sono stati incaricati i professori Celico e Marconi. I risultati conclusivi verranno esaminati nell’udienza che è stata già fissata per il prossimo 22 settembre davanti al gip.
