di Marco Torricelli
Convocato era convocato. E magari si è anche svolto: nel primo pomeriggio di mercoledì gli altri quattro membri (ma non i ‘sindaci’) sono affettivamente arrivati, accolti a male parole da un gruppo di socie-lavoratrici. Ma il consiglio di amministrazione della cooperativa Aidas, secondo la presidente, Patrizia Gregori (eletta poco più di un mese fa), «non ha nessun valore, visto che la convocazione, com’è doveroso, non è partita da me». Normale, visto che quel cda aveva un punto essenziale all’ordine del giorno: metterla alla porta.
La riunione La notizia era circolata in fretta: l’Aidas caccia la presidente e la sostituisce. Lei, la diretta interessata, non fa una piega: «Guardi – dice Patrizia Gregori, la presidente – io posso solo confermarle che, all’interno del consiglio di amministrazione, si sono determinate due posizioni diverse. C’è chi è convinto che la cooperativa Aidas; sulla base di approfondimenti fatti con le banche, i creditori ed il personale; abbia le possibilità di superare il momento indubbiamente difficile che attraversa, ma c’è chi, invece, è convinto che la soluzione migliore sia la sua liquidazione».
Idee diverse A sostenere la prima ipotesi, però, è solo lei: «Io di mestiere faccio la commercialista – spiega Patrizia Gregori – e credo di essere anche piuttosto brava nel mio lavoro. Con i numeri, insomma, ho una certa confidenza». Vuol dire che gli altri quattro membri del consiglio di amministrazione sbagliano? «Secondo me sì, sbagliano e lo dico con grande serenità, visto che io baso le mie valutazioni solo su dati concreti. Di Aidas, per essere chiari, non mi ero mai occupata, prima di essere chiamata a svolgere questo incarico».
Le polemiche Lei sapeva, però, che la situazione economica dell’Aidas ed i suoi rapporti con altre realtà operanti sul territorio, non fossero propriamente tranquilli: «A me era stato prospettato un incarico che prevedeva la ricerca delle soluzioni possibili allo stato di difficoltà della cooperativa – spiega la presidente – ed è a questo che sto lavorando. Come le dicevo, non si tratta di una situazione facile, ma in questo mese abbiamo lavorato sodo e ribadisco che un percorso che possa portare Aidas verso lidi più sereni esiste».
I lavoratori Le divisioni – tra i lavoratori e i sindacati – hanno portato nei giorni scorsi a manifestazioni clamorose e, mercoledì mattina, i capigruppo in consiglio comunale hanno ricevuto, in due riunioni separate, le fazioni in contrasto: hanno ascoltato le ragioni di entrambe e, manco a dirlo, hanno garantito di interessarsi alla cosa.
Gli intrecci C’è chi fa notare che è curioso che nel consiglio di amministrazione di Aidas sieda una persona che lavora in un’altra cooperativa: «Sinceramente non le so dire se questa sia una cosa legittima – dice Patrizia Gregori – e, in tutta onestà, lascio alla valutazione della persona interessata, in base alla sua sensibilità, se sia eticamente apprezzabile». Mentre diverso sarebbe il problema della mancanza dei certificati del casellario giudiziario e relativi ad un paio di membri del consiglio di amministrazione, ma sul quale la presidente non si sbilancia: «Il problema esiste, ma credo che solo i legali potranno affrontarlo nella maniera più opportuna».
Il dubbio Ma se la cooperativa Aidas dovesse finire in liquidazione che succederebbe? «Una cosa molto semplice – dice la presidente – e prevista dalle leggi: tutto il suo patrimonio dovrebbe essere, semplicemente, devoluto ad altre cooperative che operino sul territorio e che svolgano attività simili». Ovviamente in grado di farsi carico anche del personale: «In base alle esigenze, certo, ma comunque con una struttura organizzativa che dia garanzie». Non ce ne sono molte: «Direi proprio di no».
La precisazione Il giorno dopo la presidente dice che «l’articolo riporta affermazioni ed espressioni di pensiero non conformi a quanto da me esplicitato. In realtà nella breve conversazione telefonica ho solo affermato che nel cda della coop Aidas esiste una forte dialettica interna in merito alle strategie da adottare per fronteggiare la crisi che attualmente investe la cooperativa. Pertanto, tutto il contenuto dell’articolo non conforme a quanto sopra deve ritenersi una libera ed inaccettabile interpretazione del mio pensiero.
Infine, riguardo alla produzione dei certificati del casellario giudiziale da parte dei membri del cda, voglio definitivamente porre fine ad una polemica inutile e strumentale con questa affermazione: ogni consigliere, me compresa, ha già provveduto alla consegna del proprio certificato come previsto dalla normativa vigente».
