di M. To.
Quando ci erano entrati, nei giorni scorsi, i consiglieri comunali della prima e seconda commissione erano rimasti a bocca aperta. Perché respirare con il naso era fastidioso. A causa dell’odore, più o meno, di muffa. L’assessore Giorgio Armillei e la dirigente Danila Virili no, quell’odore non lo hanno sentito. Quel giorno non si sono fatti vedere.
La Casa delle musiche Perché prima ancora di essere entrata in servizio, la Casa delle musiche, sta messa male. Inaugurata o, meglio, presentata il 30 aprile scorso e mai aperta, visto che manca ancora il gestore, per ora provoca solo nuove polemiche, dopo quelle che hanno accompagnato, tra l’altro, l’apertura di un’indagine da parte della Corte dei conti.
Tempi e costi Per farla – più di mille metri quadrati, distribuiti su tre piani, si è cominciato a lavorare nel 1998 e ci si e speso poco meno di un milione e 350 mila euro, con un raddoppio rispetto a quanto previsto all’inizio.
La gestione Nel 2008, sulla base di un bando, il Comune aveva affidato la gestione ad Arci Terni, AttentialKane, Ephebia e Interamna production, ma secondo il M5S «Non sono mai stati firmati contratti con i soggetti attuatori, non esiste assente una graduatoria pubblica dei vincitori e non esistono documenti che formalizzino gli affidamenti, gli oneri e le clausole relative alla gestione».
L’Arci Secondo il presidente dell’Arci di Terni, Francesco Camuffo, «il dibattito ha assunto tratti inquietanti e talvolta offensivi per tanti dei soggetti coinvolti nella bagarre. C’è un gran parlare in città unito ad una gran voglia, da tempo annunciata, di ‘aprire i cassetti’, per vedere l’effetto che fa. Si vuol cambiare musica, ma bisognerebbe capire quel che si vuol cercare e dove si vuole andare, verso quale orizzonte procedere».
I «magheggi» Camuffo, però accenna anche ad una serie di questioni che potrebbero rivelarsi interesanti, quando dice che «la questione musica a Terni, anzi la questione musiche, è diventata una vicenda esclusivamente burocratico-urbanistico-architettonica: delibere, bandi, appalti, magheggi, favori».
Gli sprechi La storia della Casa delle musiche, dice Camuffo, «tiene insieme diversi temi che balzano agli occhi e che sono propri del sentimento comune di sfiducia: spreco di soldi pubblici, appalti incomprensibili, bandi di gestione poco efficaci. Tutte cose che almeno in parte (magari piccola) si sono verificate. Vicende che hanno attraversato amministrazioni di colore e indirizzo differente: chissà se qualcuno ancora si ricorda che l’intuizione (e poi il progetto) nasce in epoca Ciaurro con l’assessore Pepegna? Una buona idea che trova ostacoli infiniti, nonché paradossali, fino ad oggi».
Gli spazi e le idee Secondo il presidente, «quel che oggi fa specie è l’accanimento ossessivo sugli aspetti formali e la completa assenza di idee sui contenuti: un vuoto penumatico assordante. A Terni esistono numerosi spazi per fare musica e spettacolo già in uso e tanti altri non utilizzati che potrebbero essere conquistati: i teatri di posa dell’ex Cmm; quelli di Papigno; capannoni dismessi; sale di locali pubblici piuttosto che di alberghi già pronte all’uso; ipotesi di interi paesi vocati alla musica come Collescipoli. Insomma tanti ottimi posti e tante buone idee. Manca soltanto una cosa: la volontà di andare oltre la polemica e mettere il naso (e le orecchie) dentro alle questioni. Quanti concerti andranno ad ascoltare i polemisti del caso? Di che genere? Cos’altro vorrebbero in termini di proposta? Quali sono i reali consumi culturali a Terni? Nulla, assolutamente il nulla».
«Questioni formali» Ma, secondo Francesco Camuffo, c’è di più: «Nessuno aprendo i famosi cassetti ha avuto interesse ad andare a leggere i progetti, i contenuti. Tanta curiosità si è riversata esclusivamente su questioni formali dove ci pare non ci sia ancora molto da approfondire. E intanto la musica che fine fa? E i musicisti che sforniamo dalle tante scuole piuttosto che dal Conservatorio, unica istituzione culturale cittadina? E il pubblico?»
Nessun passo indietro L’Arci, dice il suo presidente, non si tira indietro «perché difendiamo la ratio dei progetti portati avanti con spirito di rete da quindici anni. Si chiama coerenza. Ma se serve, perché non ripensare di nuovo la mission di quel posto, tutti insieme? Di quello e di tanti altri luoghi che oggi non hanno più una prospettiva? Nel nostro progetto il primo punto era la costituzione di un ‘tavolo delle musiche’, un luogo vero e permanente aperto a tutti i soggetti che in qualche modo hanno a che fare con la musica. Però quando si cercano le carte bollate con ossessione magari non ci accorge di null’altro».
«Stati generali» L’Arci, propone Camuffo «vuole rilanciare, per amore delle musiche: convochiamo a Terni per inizio 2015 una prima edizione degli ‘Stati generali della musica’: lasciamo parlare tutti i soggetti competenti dentro una cornice di discussione seria, affrontiamo le questioni vere. Gli spazi avanzano ma le idee languono. Noi ci siamo a metterci in gioco».
