Dario Guardalben

di Marco Torricelli

Il nome è lo stesso, le idee pure. Ma quella che era stata una lista elettorale, adesso cambia forma e diventa – per la verità il suo promotore ne aveva sempre parlato anche in questi termini – un’associazione culturale.

La ‘buona città’ Dario Guardalben, che per qualche tempo era stato il candidato a sindaco del Popolo delle libertà, fino a quando non è evaporato e poi di Forza Italia, per essere infine – nemmeno tanto cortesemente – scaricato ed aver dato vita, appunto, alla lista civica con cui ha tentato, senza riuscirci, di entrare a palazzo Spada; rilancia il suo progetto, anche – si immagina – partendo da quei 1500 voti che, comunque, ha portato a casa.

Super partes Quel progetto – per una ‘buona città’, l’idea che si era fatta nome, appunto – dice Guardalben, «resta più che mai valido, soprattutto perché non esiste, a Terni, un ‘luogo’ nel quale si possano mettere a confronto, cercando la sintesi migliore, idee e persone di diversa estrazione, culturale e politica, che abbiano voglia appunto di un confronto ‘alto’ e propositivo sui temi di più stringente attualità».

La tradizione E lui si propone di crearlo, quel ‘luogo’: «Con un progetto che, senza ovviamente dimenticare quella che è la nostra tradizione liberale e cattolica, vuole essere veramente super partes – spiega – e nel quale si cercherà di offrire momenti di studio e di approfondimento utili soprattutto alla città».

I temi L’economia, la cultura, il sociale «sono i tre filoni sui quali lavoreremo fin da subito – anticipa Dario Guardalben – per essere in grado, fin dal prossimo autunno, di mettere in cantiere una serie di iniziative; dibattiti, convegni e conferenze; che permettano una riflessione serena, ma seria, su queste tematiche molto importanti, ma che, se sono molto dibattute durante le campagne elettorali, scivolano poi nell’ombra».

La politica Ecco, le campagne elettorali, ma anche il ‘dopo’: lui, Guardalben, non è stato trattato particolarmente bene – prima e dopo le amministrative – soprattutto da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi compagni di strada: «Il nostro messaggio – dice – è stato superato da quelle logiche di schieramento che non mi pare stiano dando risultati esaltanti, ma ho sempre evitato e continuerò  farlo, di replicare a polemiche, anche sgradevoli, che sono state fatte nei miei confronti. Io volevo e voglio lavorare per la città. Lo avrei fatto da palazzo Spada, ma posso farlo anche da fuori».

Un laboratorio In quello che potrebbe diventare «un laboratorio aperto a tutte le intelligenze della città, per le quali diventare possibile cassa di risonanza credibile – spiega – grazie alla autentica apertura mentale di chi vi collaborerà». In sala, ad ascoltarlo con attenzione – e spesso ad annuire – c’era Vanio Ortenzi, che anche l’associazione ‘Il Giacinto’ di Franco Mangialardi, prima di rivedere i progetti e appoggiare Di Girolamo, aveva a sua volta proposto come candidato a sindaco. Ma quella era politica.