Alessio Durazzi

di Marco Torricelli

La notizia-non-notizia si era propagata rapidamente. E pure chi non ci credeva, in fondo, ci sperava. E adesso c’è la delusione. Parlare di bufala no, non sarebbe giusto, soprattutto per chi ci aveva provato ed era, peraltro, animato da buonissime intenzioni. Ma di leggerezza sì.

Jovanotti Insomma, il concerto del 10 settembre, al ‘Liberati’, di Jovanotti – la caccia al biglietto, in città, si era già scatenata – resterà una pia intenzione. Un bel sogno. A confermarlo, e nella voce c’è tutta la delusione del mondo, è Mauro, il papà di Alessio Durazzi, il ragazzo di 15 anni ucciso da un malore vigliacco, nel dicembre dello scorso anno, mentre si stava allenando con la sua squadra di calcio, la San Giovanni Bosco: «Purtroppo no, non potremo organizzare quel concerto. Ci abbiamo provato e ci speravamo con tutto il cuore, ma non sarà possibile».

Lo scopo L’idea era nata quasi per caso «durante una chiacchierata, con persone che avrebbero potuto metterci in contatto con l’artista, notoriamente sensibile e disponibile a prendere parte ad iniziative benefiche – spiega Mauro Durazzi – ma abbiamo commesso la leggerezza di parlarne, in confidenza, con chi ha poi fatto trapelare la cosa, mandando tutto all’aria». Peccato, perché lo scopo fondamentale era quello «di raccogliere fondi, da destinare al comitato che porta il nome di Alessio (che sta dando vita a numerose iniziative e che ha già donato due defibrillatori, alla San Giovanni Bosco e al Campomaggio; ndr) e quell’evento ci avrebbe permesso di realizzare tante cose buone».

Nessuna polemica Nei prossimi giorni, dice Mauro Durazzi, «renderemo nota la posizione del comitato, ma le dico fin d’ora che non abbiamo intenzione di fare polemiche e che non sarà certo questo incidente a toglierci la forza di fare altre cose nel nome di Alessio». Tipo il concerto, a luglio, degli Altoforno: «I ragazzi della band ternana sono davvero eccezionali e si sono subito messi a disposizione. Sono certo che quella sarà una bella serata di solidarietà concreta». E poi? «Poi impareremo a non fare confidenze». Appunto.

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