di M.To.
Li hanno ‘liquidati’ da un mese. E sembra che se li siano anche dimenticati. Sono i 32 – tra ricercatori, i tecnici e gli impiegati – lavoratori dell’Isrim che, ad un mese dal voto del consiglio comunale, che ha deliberato la messa in liquidazione dell’istituto, hanno qualcosa da dire «al sindaco, agli assessori, al presidente del consiglio e ai consiglieri».
Il lavoro In questo mese «allo scopo di dare continuità alle attività dell’istituto, il personale ha continuato a lavorare con regolarità anche dopo la votazione per la messa in liquidazione dell’istituto», nonostante il fatto che, mettono in chiaro «si sia arrivati al quarto mese totalmente senza stipendio» e dopo mesi «di cassa integrazione e contratto di solidarietà fortemente penalizzante , peraltro senza nemmeno aver ricevuto il contributo ministeriale».
Niente ‘ammortizzatori’ Fino ad oggi, denunciano i lavoratori dell’Isrim, «non è stato ancora attivato alcun tipo di ammortizzatore sociale che possa darci garanzie minime di sussistenza per il prossimo periodo; l’unico suggerimento che ci è stato dato per sopperire, almeno in parte, al mancato pagamento degli stipendi arretrati è quello di richiederne un anticipo in banca in convenzione con Gepafin, fermo restando che tale anticipo risulta essere un vero e proprio prestito da restituire alla banca in 24 mesi e maggiorato degli interessi».
I disagi I lavoratori, poi, fanno sapere che «proprio in questi giorni è stato chiesto di fare ulteriori sacrifici, che significa continuare a lavorare senza remunerazione e in condizioni assolutamente disagiate – attualmente siamo senza riscaldamento e con la temperatura che, nei laboratori e negli uffici, non è superiore ai dieci gradi – per non perdere le commesse in essere e rendere così ‘appetibile’ a potenziali compratori privati alcuni rami di attività dell’istituto per eventuali sviluppi futuri. Ovvio – precisano – che a fronte di queste richieste non è stata data alcuna rassicurazione sul futuro».
Le richieste La situazione, mettono in chiaro i ricercatori, i tecnici e gli impiegati dell’Isrim, «è diventata ormai insostenibile per le famiglie dei lavoratori, alcune delle quali monoreddito e quindi completamente dipendenti da questo lavoro per la propria sussistenza». E per questo chiedono alla giunta e al consiglio comunale «un atto di responsabilità, da tradursi nell’attivazione immediata di un fondo di solidarietà a favore del personale che possa sopperire almeno in parte alla mancata erogazione degli stipendi pregressi; di utilizzare tutti gli strumenti di incentivazione allo sviluppo del territorio previsti nel Dap 2013-2015; di rispettare l’impegno da Voi preso nei confronti dell’Isrim (una dichiarazione di intenti scritta e firmata da tutte le parti politiche presenti in consiglio; ndr) di seguire da vicino le sempre più tormentate vicende dell’istituto.
La Regione Ma le richieste sono anche altre: quella di «intervenire affinché non vengano meno le promesse fatte dalla presidente Marini, in risposta al nostro sollecito di luglio, che diceva testualmente: ”Sarà mia cura, a proposito della situazione Isrim assicurare che, oltre alla non più procrastinabile azione di risanamento, possa essere assicurata un’iniziativa parallela volta all’individuazione di un percorso che non disperda un patrimonio di conoscenze e di professionalità”; ed un incontro urgente per discutere delle criticità esposte»
