di M. To.
Quella di venerdì potrebbe essere la giornata decisiva per l’Isrim di Terni. I sindacati di categoria sembrano già aver capito che non sarà una passeggiata: «Anche la proroga di alcuni giorni per evitare il fallimento è passata invano», dicono.
I dubbi Le tre «manifestazioni di interesse che si erano palesate qualche giorno fa – si chiedono – che fine hanno fatto? Sono state mai prese seriamente in esame? L’impegno a cercare una soluzione seria, che doveva servire non solo a salvare dei posti di lavoro, bensì anche a farci capire le reali intenzioni delle istituzioni tutte, in merito all’impegno nel credere a quello che hanno sempre detto; ossia puntare sulla ricerca, che fine ha fatto?».
La fine E che siano quasi rassegnati appare chiaro quando aggiungono che «congiuntamente al cluster sulla chimica, orientato alla ricerca, e altro grande assente dall’agenda politica regionale dopo gli annunci iniziali, la fine dell’Isrim segna un duro colpo non solo per Terni, ma per tutta la regione. Proprio quando appare evidente che il ‘fare sistema’, ossia mettere vicino le produzioni e la ricerca ad esse consone, può essere una risposta alla crisi, in Umbria decidiamo politicamente di disgregare quanto è stato costruito faticosamente negli anni».
Scelte sbagliate La ricerca industriale, dicono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, « va fatta dove sono le industrie. Che senso ha contare le multinazionali ancora presenti nel territorio se poi non si crea un sistema che le vincoli in maniera proattiva allo stesso? Infrastrutture, ricerca, scuola, università, questione energetica; qual’è stato nel corso degli anni il progetto intorno a questi grandi temi?
Le conseguenze per l’Isrim o per la chimica in generale e, purtroppo come ci siamo accorti ultimamente, non solo per loro, le abbiamo iniziate a pagare e continueremo a pagarle a lungo per scelte sbagliate nel corso degli anni».
Il baratto Secondo i sindacati «on può essere sufficiente pensare che con due o tre assunzioni all’Asm di Terni, ci mettiamo a posto la coscienza delle tante promesse non rispettate nei confronti dei lavoratori. E pensare che proprio l’Asm a marzo presentò un progetto per la valorizzazione dell’istituto, liquidato forse troppo in fretta dalla Regione, e che conferma per altro, la fattibilità attuale di un nuovo istituto all’avanguardia con le mission aziendali, energia, vetro e fibre ottiche, raccolta dei rifiuti, acqua e ambiente. Ciò sarebbe possibile attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari, dei fondi per l’innovazione regionale, con partecipazione di privati ancora oggi interessati, a costruire la nuova Isrim».
Il fallimento E allora, dicono i sindacati, «va in onda l’ultimo atto di questa triste vicenda, dell’ennesima sconfitta di un territorio che ha costruito le sue fortune grazie al lavoro ed alle passioni di grandi uomini che ne hanno la storia e l’identità. In una triste assemblea di soci pubblici si sancirà forse che non c’è più nulla da fare ed andare al fallimento». Con un richiamo ai «cari signori della politica», ai quali viene lanciato un avvertimento: «Ricordate che a fallire non è solo l’Isrim ma siete voi tutti insieme e prima o poi la gente se ne accorgerà».
Il trasferimento L’ultima annotazione dei sindacati è quasi una minaccia: «Vogliamo comunque ricordare che insieme ai lavoratori, in data 18 luglio abbiamo, attraverso i liquidatori, fatto formale richiesta ai soci di Isrim di applicare le norme che prevedono, in sintesi, il passaggio da un azienda a controllo pubblico che si trova in difficoltà ad un altra, sempre a controllo pubblico. Proprio in questi giorni stiamo usando lo stesso approccio anche a Perugia, per l’azienda Sienergia. L’ipotesi sopra descritta sarebbe vanificata dal fallimento, ma ricordiamo che la richiesta è stata fatta precedentemente. A questo punto, auspichiamo che l’incontro che avverrà l’8 agosto, faccia prendere finalmente coscienza ai soci e si trovi la giusta soluzione per Isrim ed i suoi lavoratori».
