di Francesca Mancosu
La nube rosa che appare sul cielo di Borgo Bovio nell’ora della colata dell’acciaieria. La puzza di bruciato avvertita dagli abitanti di Borgo Rivo nelle sere più umide. Effetti collaterali dell’industrializzazione, sì. Ma con quali effetti sulla salute? Oltre alla consultazione dei dati ufficiali forniti dai vari organi di controllo ‘istituzionali’, anche i cittadini possono fare la loro parte denunciando quanto vedono con i propri occhi, o sentono con il proprio naso, e condividerlo in rete, con tanto di foto. Con il supporto di un comitato scientifico. È questa la filosofia alla base del nascente Osservatorio indipendente sulle esposizioni del polo di incenerimento di Terni, che sarà presentato ufficialmente sabato 7 dicembre, alle 17, alla Sala di via Aminale alla presenza di studiosi e docenti di medicina e chimica ambientale ed organica e con il coordinamento del comitato No inceneritori.
Chi fa da sé, fa per tre A spiegare il funzionamento e la valenza dell’osservatorio è Carlo Romagnoli, epidemiologo e referente regionale della International society of doctors for the environment – Isde (organizzazione non governativa fondata nel 1990 con lo scopo di riunire i medici interessati alle problematiche sanitarie correlate ai problemi ecologici, ndr), fra i partecipanti all’incontro di sabato. «Saranno i cittadini stessi a fare le misurazioni, grazie all’utilizzo di strumentazioni come i ‘nasi elettronici’, con cui è possibile misurare la presenza di inquinanti ambientali – pm10 e pm5 compresi – collegando i rlevatori a smartphone e tablet e inviando i dati al portale web. Le informazioni saranno poi elaborate con il supporto tecnico del comitato scientifico dell’osservatorio e disponibili per tutti». Un monitoraggio ‘fai da te’, che possa supplire alle eventuali carenze degli enti deputati al controllo. «È ora di rompere il monopolio dei servizi di prevenzione ambientale che oggi non offrono alcuna possibilità agli esposti di partecipare e valutare l’impatto degli interventi di protezione ambientale», incalza Romagnoli. «L’Arpa e i dipartimenti di prevenzione delle asl sono completamente autoreferenziali: fanno da soli i programmi e da soli si dicono che hanno avuto un esito importante per la salute dei cittadini».
Pressione sulle istituzioni Cosa può fare un privato cittadino? Scattare e pubblicare foto che documentino comportamenti scorretti, sversamenti di sostanze inquinanti, emissioni di fumi sospetti, casi di contaminazione delle acque. «Invece di aspettare che siano ‘gli altri’ a controllare – conclude l’epidemiologo – mettiamoci insieme per dare rilevanza a ciò che vediamo con i nostri occhi, e condividerlo. Il comitato scientifico raccoglie i dati e aiuta i cittadini ad interpretarli, e ad esercitare pressioni sulle istituzioni. A Perugia, ad esempio, abbiamo portato in consiglio comunale oltre 1600 firme raccolte dai genitori di alcuni bambini, che si opponevano all’utilizzo di stoviglie in plastica nella mensa scolastica. Nonostante i servizi di prevenzione sostenessero che la plastica era ‘a norma’ siamo riusciti ad ottenere la loro completa eliminazione».
E i dati dell’Arpa? Giusto un mese il direttore dell’Arpa di Terni, Adriano Rossi, aveva annunciato la pubblicazione entro l’anno dei dati sulle emissioni dell’acciaieria e dell’inceneritore di Maratta sul proprio sito e su alcuni schermi posizionati in varie zone della città. Dagli uffici della provincia promettono novità entro la metà di dicembre, incognita acciaieria pemettendo: «Abbiamo fatto i sopralluoghi con i tecnici dell’Ast e ora manca solo l’ufficializzazione della firma del protocollo d’intesa per l’attivazione della centralina di controlllo a Prisciano. Abbiamo contattato anche la ditta che fornirà i pannelli informativi e già deciso dove posizionarli».
