Il 'van' di Luca

di Silvia Scaramuzza

«Erano tempi difficili, erano gli anni cinquanta. A Terni non trovavo lavoro e mio cugino, emigrato da poco in Australia, mi aveva detto che là c’erano molte possibilità. Così, messo tutto l’occorrente in un baule, mi imbarcai. Impiegai circa quaranta giorni ad arrivare, ma una volta lì, trovai subito lavoro. Hai mai sentito parlare della Indian Pacific? E’ la più grande ferrovia al mondo dopo la Transiberiana e collega l’Australia da est a ovest. Io ho lavorato al tratto iniziale»

Generazioni di migranti Il ternano Amedeo Meghini partì per l’Australia nel periodo della grande migrazione. Lo scorso luglio anche sua nipote Sara, poco più che ventenne, ha deciso di andare perché, come lei stessa racconta, via Skipe: «A Terni lavoravo in pasticceria cinque giorni a settimana, otto ore al giorno, per 700 euro al mese. Non ce la facevo più. Una volta arrivata a Sidney sono come rinata. Qui faccio lo stesso lavoro di prima, con la sola differenza che ora guadagno 4000 dollari australiani al mese, circa 2800 euro. E tutto questo grazie al visto Whv (Working holiday Visa)».

Il visto Il Working holiday Visa, istituito nel 1975 ed esteso anche all’Italia dal 2004, è un visto che permette ai giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni di emigrare in Australia per un periodo di 12 mesi. Il programma nasce inizialmente con l’obiettivo di favorire lo scambio interculturale fra nazioni, ma negli anni si è trasformato in una vera e propria strategia di marketing, messa in atto dal governo australiano per promuovere l’immagine dell’Australia all’estero. Il visto infatti consente ai titolari di viaggiare in lungo e in largo per il continente, sovvenzionando la propria vacanza mediante il lavoro.

Il racconto Il ternano Luca, ad esempio, appena tornato da Alice Springs, mi ha raccontato di aver macinato chilometri nell’entroterra australiano grazie all’acquisto di un van di seconda mano, di quelli con il letto nella parte posteriore (un tipo di vettura molto in voga tra i giovani viaggiatori): «Dormendo in macchina – racconta -riuscivo a risparmiare le spese del vitto e potevo lavorare anche nelle fattorie, che generalmente sono lontanissime dai centri abitati. Mi occupavo principalmente della raccolta di frutta, impiego che oltre ad essere ben pagato mi ha permesso di estendere il visto ad altri 12 mesi. Sul sito del governo australiano infatti esiste una lista di ‘specific regional work’, ovvero di lavori stagionali che, se svolti per un totale di 88 giorni, ti consentono di ottenere un secondo Whv».

Un fenomeno in aumento E gli italiani che scelgono l’Australia aumentano di giorno in giorno. Basti pensare che, tra i 28 paesi aderenti al progetto, l’Italia si piazza in settima posizione per numeri di visti rilasciati dal governo australiano. Certo, i motivi che si celano dietro la scelta della terra dei canguri sono tanti, eppure sembrano essere tutti riconducibili ad un unico problema: la crisi economica. «Ci sono due modi di vedere la crisi, l’uno passivo e l’altro attivo. Il primo consiste nel subire la minaccia finanziaria lamentandosi e cercando di sopravvivere come meglio si può, il secondo invece nello sfruttare questa brutta congiuntura rivoluzionando se stessi e tentando di trasformare la sfortuna in un’opportunità: quella di lavorare girando il mondo». Questo è ciò che hanno fatto Sara e Luca, e con loro molti altri. E non si sono pentiti, almeno per ora. Anzi, «il Working holiday Visa ci ha dato la possibilità di conoscere gente da tutto il mondo, di scoprire culture diverse dalla nostra, di vedere luoghi totalmente ignoti ai più, di imparare l’inglese e soprattutto di maturare. È stata un’esperienza fortissima dal punto di vista personale. E chissà, magari, ci permetterà di trovare lavoro con più facilità una volta tornati a Terni. Sì, a Terni, perché io le ‘Fere’ non le mollo».

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