«Siamo il portafogli dell’amministrazione comunale». Questo il grido di allarme della polizia locale del Comune di Terni che esprime tutto il disagio della categoria. Si è tenuta mercoledì mattina, presso la sala consiliare del comune, un’iniziativa indetta dal coordinamento regionale Cgil della polizia locale, dal titolo ‘Fotografia di una professione in evoluzione’. Una sorta di assemblea pubblica rivolta a tutti i lavoratori e le lavoratrici del corpo, impiegati nei comuni di Terni, Spoleto, Foligno e Perugia, attraverso la quale il sindacato ha voluto rilanciare la necessità di una riforma che definisca il ruolo e le funzioni degli operatori di polizia locale in grado di garantire sicurezza e prevenzione ai cittadini.

FOTOGALLERY

Alberto Bonifazi «Siamo privi di identità – ha detto l’istruttore tecnico della municipale di Terni – in ogni realtà, abbiamo ruoli differenti, ci si ricorda di noi solo quando scriviamo le multe, invece ci piacerebbe essere apprezzati per i servizi che, potenzialmente, possiamo offrire ai cittadini. Peccato – prosegue Bonifazi – che i mezzi a nostra disposizione siano profondamente carenti e che ogni amministrazione ci impieghi in maniera differente». Non di rado, è emerso nel corso dell’incontro – le automobili della polizia municipale non partono, non funzionano le radio e gli agenti sono costretti ad utilizzare i propri telefoni cellulari per comunicare con la centrale. «Ultimamente, nelle giornate di lunedì e martedì – è stato raccontato dai presenti – quando dobbiamo vigilare sul traffico veicolare per il rispetto dell’ordinanza sindacale, gli agenti che devono multare le euro3 in circolazione sono in servizio anche loro su euro3 o peggio».

Dignità Oltre ad una identità, quello che serve agli agenti è la dignità, «visto che – denunciano – lavoriamo in condizioni pessime; il palazzo di corso del Popolo nel quale hanno sede i nostri uffici, è in pessimo stato: crollano le finestre – è stato raccontato da una lavoratrice -, si verificano infiltrazioni di acqua piovana e nessuno ci tutela». «Agli occhi dei cittadini – ha detto un agente – passiamo come la polizia del sindaco – e, di fatto, tra gli appunti di palazzo Spada siamo solo una voce in bilancio, valiamo per l’introito che garantiamo alle casse comunali e nessuno ci rispetta». Per giunta, è stato denunciato, gli agenti sono sempre più spesso sottoposti ad aggressione mediatica, in particolare sui social network.

Organici Il disagio è profondo dunque e l’ipotesi che le cose possano peggiorare in vista di una riorganizzazione delle province e dei comuni, preoccupa fortemente i membri della polizia locale. Un settore, prima di tutto, gravato da una forte carenza di personale, generata dai tagli continui e lineari che hanno già colpito gli enti locali, come sottolineato da Silvia Pansolini, segretaria regionale Fp-Cgil e Lorenza Coraggi, del coordinamento regionale della polizia locale. Impressionanti nel dettaglio i numeri della situazione umbra: a Foligno a fronte degli 80 agenti di polizia municipale previsti dalla legge, ne sono in servizio solo 40, a Terni 103 su 160, a Spoleto 32 su 54, a Città di Castello 27 su 57 e, infine, a Perugia 126 su 233.

Riforma «Ci stiamo battendo, unitariamente, insieme agli altri sindacati per ottenere una vera riforma della nostra funzione – ha detto nel suo intervento conclusivo il coordinatore nazionale della Fp Cgil Polizia Locale, Stefano Bianchi – per questo abbiamo manifestato in tutta Italia sotto le prefetture lo scorso 10 febbraio, mobilitazione che ci ha portato anche ad aprire un dialogo con alcuni senatori, ai quali abbiamo cercato di spiegare le nostre ragioni e quello che per noi è essenziale: cancellare le disparità di trattamento rispetto ad altri corpi di polizia, senza perdere però la nostra identità e autonomia, per restituire dignità a decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, riconoscendo una diversa remunerazione a seconda dei ruoli: uno che sta all’ufficio anagrafe – ha chiosato Bianchi – non può guadagnare quanto uno che sta in mezzo al traffico e se qualcuno pensa – ha concluso – che la soluzione per la polizia locale stia nella riforma della pubblica amministrazione, rischia di fare la parte di quello che arriva tardi al banchetto di matrimonio, ci trova giusto gli avanzi».