Il piccolo Gianluca Irrera ucciso dal padre

di Marco Torricelli

«Il mio angioletto salverà molte vite», aveva detto la mamma di Gianluca, il bimbo di sette anni ucciso dal padre, il poliziotto Ivan Irrera, che poi si era suicidato. Il cuore di Gianluca, ora, batte nel petto di Luca, un bambino ternano di otto anni

Le condizioni «In costante miglioramento», così si legge in una nota dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove il professor Gaetano Gargiulo, primario di cardiochirurgia pediatrica gli ha impiantato il cuore ricevuto in dono. Luca, affetto da cardiomiopatia dilatativa e da un anno in attesa di un trapianto «è ricoverato in terapia intensiva e la prognosi è riservata come sempre per queste tipologie d’interventi – dice ancora il comunicato del San’Orsola – ma il cuore ricevuto funziona bene, il decorso post operatorio è più che regolare secondo i parametri emodinamici».

Respira da solo Nella mattinata di martedì – il trapianto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica – il piccolo è stato distaccato dal respiratore automatico e respira autonomamente e in modo regolare: «Quando si è svegliato – dicono i medici – ha subito chiesto conferma di non essere più attaccato al cuore artificiale esterno». I genitori Luca, Stefania e Ciro, «gli sono costantemente vicini e il personale medico e infermieristico dedica al bambino tutte le attenzioni possibili con l’affetto e il legame venutosi a creare durante il lungo percorso seguito in ospedale in attesa del cuore da impiantare».

La storia Il 16 maggio, Ivan Irrera, un agente di polizia, ha sparato al figlioletto, Gianluca, che dormiva e poi si è suicidato. Quando i medici avevano dichiarato la morte cerebrale del bambino, la mamma aveva dato il consenso alla donazione degli organi. Il fegato è andato agli ospedali Riuniti di Bergamo per essere impiantato ad un bambino di 4 anni colpito da epatoblastoma. Un rene è stato trasferito al Bambin Gesù di Roma, per un dodicenne con uropatia malformativa, l’altro è stato impiantato all’ospedale infantile Molinette di Torino su un ragazzo di 13 anni con displasia renale. A Padova, invece, la vita di un ragazzo quindicenne affetto da fibrosi cistica ricomincia grazie al trapianto di polmoni donati dal bambino palermitano.

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