Il carcere di Terni

di M. To.

L’allarme, loro, lo hanno lanciato e ripetuto più volte. Ma stavolta i sindacati del personale che lavora all’interno del carcere ternano di Sabbione vogliono delle risposte.

Faccia a faccia Venerdì mattina, a palazzo Spada, i rappresentanti delle nove organizzazioni sindacali di categoria e il presidente dell’associazione Prometheus, Daniele Pace, saranno di fronte al sottosegretario Giampiero Bocci, al senatore Gianluca Rossi (che a maggio dello scorso anno, con altri parlamentari del Pd aveva fatto visita alla struttura) e al sindaco Leopoldo Di Girolamo. Al centro del confronto ci sarà la situazione potenzialmente pericolosa che si starebbe determinando all’interno del carcere.

Il nuovo padiglione «Siamo da anni impegnati in una lotta contro i nostri organi superiori – dicono i rappresentanti sindacali degli operatori carcerari – per evitare quello che purtroppo sta ormai accadendo, l’apertura del nuovo padiglione e conseguente arrivo di circa 300 detenuti definiti ad ‘alta sicurezza’».

La sicurezza Tutte le loro proteste, dicono, «volevano evidenziare l’impatto, non solo interno (nel carcere ternano lavorano circa 195 persone, tra agenti e assistenti di polizia penitenziaria; ndr), ma anche relativo alla sicurezza nel territorio». Il problema sicurezza a Terni «purtroppo è sottaciuto da tutti, ma la cosa più grave è che la maggior parte dei cittadini ternani non è informato di quanto sta accadendo».

L’informazione I sindacalisti, poi, spiegano che «abbiamo sempre pensato che uno dei compiti più importanti sia quello di fare informazione, o meglio una buona informazione, e tentare di migliorare le condizioni di lavoro non solo dei colleghi, ma anche di tutti i cittadini, non fosse altro perché molti degli appartenenti alle forze dell’ordine sono prima di tutto cittadini ternani».

I detenuti Per questo, insistono, «non possiamo tacere su quanto sta accadendo, nel più completo silenzio, nella casa circondariale di Terni, dove, è opportuno ricordarlo, sono presenti persone che, per i loro precedenti penali e per i loro percorsi criminali (associazione mafiosa, ‘ndrangheta, camorra, terrorismo, mafia e sacra corona unita), possono essere considerati detenuti speciali, sottoposti al così detto ’41/bis’ e ‘Alta sicurezza’. L’arrivo di ulteriori 300 detenuti ad ‘Alta sicurezza’ determinerà il trasferimento di interi nuclei (soprattutto familiari) che scelgono di sovente la nostra provincia e la nostra città per stabilizzarsi e continuare tranquillamente la loro attività criminale».

Il vertice Con l’incontro di venerdì, concludono, speriamo di trovare alleati per cercare insieme di migliorare la sicurezza, sia dell’istituto che del territorio ternano.

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