La presentazione del Cantamaggio

di Marco Torricelli

Cinque carri allegorici in gara, più due fuori concorso. Una serie di iniziative culturali, musicali, turistico-sportive, gastronomiche e di solidarietà, dal 26 aprile al 17 maggio, con l’evento clou che resta, ovviamente la sfilata dei carri, la sera del 30 aprile, per le vie cittadine. Insomma, il Cantamaggio ternano 2013. Che rischia di essere l’ultimo o, quanto meno, di subire un drastico ridimensionamento.

Novita e ritorni La novità principale, quest’anno, sarà per la verità un ritorno alla tradizione: «La premiazione dei carri vincitori verrà effettuata – spiega Omero Ferranti, presidente dell’Ente Cantamaggio – nella notte stessa della sfilata e non, come negli ultimi anni, il giorno dopo». Tra gli appuntamenti, vanno ricordati «il Festival della canzone maggiaiola ‘Giuseppe Capiato’ al teatro Tenda; il Concorso della poesia maggiaiola alla Bct; la sfilata dei minicarri, che quest’anno coinvolge ventidue scuole e 1.200 bambini». Graditi ritorni, prosegue Ferranti, «saranno quelli della Briccialdi Big Band; del Ricantamaggio e le sue Officine; il Maggio Contest a cura della Musical Academy di Terni». Confermato anche l’obiettivo di integrare la festa del maggio con le tradizioni eno-gastronomiche locali: «Dal 27 aprile al 4 maggio ‘Terni a tavola’, in collaborazione con Confcommercio e Winelovers, abbina i vini di San Valentino alle eccellenze del territorio, componendo un menu del maggio a prezzo fisso o, in alternativa, uno da passeggio».

Il sindaco Questa edizione del Cantamaggio, dice Laopoldo Di Girolamo, «si caratterizza in particolare per la partecipazione attiva di tanti ragazzi delle scuole ternane, giovani e giovanissimi che vanno a rinnovare e a proseguire una tradizione che si innesta nella modernità». Un messaggio, prosegue, «di impegno e di responsabile fiducia, che appartiene alla migliore esperienza civica del popolo ternano, un messaggio di crescita e di innovazione che è non male riproporre anche nel momento della festa popolare».

Note dolenti I problemi sono, tanto per cambiare, quelli economici. Per mettere in piedi tutto l’ambaradan ci vogliono 100 mila euro, la gran parte dei quali li mette il Comune «che ha stanziato – conferma Ferranti – 70 mila euro, mentre 5 mila arriveranno dalla Regione e 3 mila dalla fondazione Carit. La Provincia, al momento almeno, non ci ha dato un euro». E i 22 mila euro che mancano? «Avremo un contributo dalla Camera di commercio – spiega il presidente – e siamo in contatto con alcuni possibili sponsor. Speriamo di riuscire a chiudere in pareggio».

Il futuro E qui il discorso si fa serio: «In queste condizioni – lancia l’allarme Omero Ferranti – non sappiamo proprio cosa accadrà nel 2014». Perché, lo dice senza troppi giri di parole: «La città rischia di perdere uno dei suoi eventi storici più antichi». Cioè, si chiude? «Quanto meno si potrebbe decidere per un drastico ridimensionamento della festa, perché le condizioni economiche non ci permettono di fare progetti sostenibili». Insomma: se le bombe alleate, nella seconda guerra mondiale, non ci riuscirono, il Cantamaggio potrebbe morire di spending review.

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