di Francesca Torricelli
Le premesse erano interessanti. Gli studenti, abituati ad essere interrogati, si siedono al di la della cattedra e per una volta sono loro a fare le domande. In questo caso, però, gli interrogati non erano i loro professori, ma i candidati ternani alle prossime elezioni politiche. Peccato che, forse, si siano un po’ fatti prendere la mano, visto che questo è stato uno dei rari casi in cui i giovani hanno avuto la possibilità di confrontarsi con la politica.
Gli studenti L’incontro, organizzato dagli studenti di scienze politiche, i primi a sentirsi chiamati in causa quando si parla di università ternana, visto che la loro è una realtà che già conosce il proprio futuro, cioè l’imminente chiusura. Loro, però, non ci stanno e lanciano una proposta: «Noi siamo alle soglie della laurea, ma chiediamo un futuro per giovani di questa città. La nostra proposta è quella di creare un corso integrato, che potrebbe rivelarsi decisamente innovativo, di ‘Scienze economiche e sociali’, creando un legame tra università ed aziende. Perché non lo proponiamo a Perugia?».
I politici Gianluca Rossi, candidato del Pd, sostiene l’idea degli studenti, la vede come un «tentativo per risolvere i problemi della città, una risposta alle caratteristiche del territorio». Raffaele Nevi, del Pdl, placa un po’ l’entusiasmo, perché «un conto è dirlo, un conto è farlo, spesso le aziende non comunicano affatto con le università. Sono convinto che l’ateneo a Terni non debba morire, per Perugia siamo utili, ma tutto quello che proponiamo deve essere sempre unito alle possibilità future per il lavoro». Entra in scivolata Enrico Melasecche, dell’Udc, convinto del fatto che «in passato a Terni sono fatte delle scelte sbagliate. Abbiamo voluto troppo e lo abbiamo fatto male, dobbiamo ridimensionarci, magari ridurre le facoltà universitarie, ma farle al meglio. La vostra proposta è interessante, ma prima di proporla a Perugia, dobbiamo capire quali sbocchi potrà dare a livello lavorativo». I tre rappresentanti del Movimento cinque stelle fanno, invece, una proposta diversa, cioè quella di «capire insieme qual è il baricentro culturale della città e da lì ripartire da zero». Giuseppe Mascio, candidato di Rivoluzione civile, ha un punto di vista diverso, cioè quello che riguarda «il taglio di fondi a livello nazionale. In Italia ora si ha bisogno di investire su altro ed il rischio è che quei pochi fondi che arrivano in Umbria per l’università, vengano riversati su Perugia, penalizzando così la città di Terni».
Variazioni sul tema Tutto questo in mezz’ora. Le altre due ore circa di dibattito sono state utilizzate per porre ai politici altri tipi di quesiti: polveri sottili, inceneritore, raccolta differenziata, blocco del traffico e quali fossero i loro progetti futuri in merito. E non poteva mancare il tema acciaieria. Poi si è allargato il discorso, virando sul rilancio del paese, anche dal punto di vista dell’occupazione per i giovani e la metodologia usata per riavvicinare i ragazzi al voto in un periodo di alta sfiducia nella politica. Tutti temi contemporanei e a dir poco interessanti, ma forse non era il momento e il luogo adatto per affrontarli.
La polemica A incontro concluso, Paolo Laurenti, candidato per Futuro e libertà per l’Italia, ha mandato a dire agli studenti di non aver apprezzato di essere stato «invitato per non partecipare, perché tra gli invitati ce n’erano alcuni più uguali di altri. Qualcuno che poteva ricevere domande e partecipare al dibattito, mentre altri come me relegati ad un diritto di tribuna».
