di Francesca Torricelli
Non si può cancellare ciò che è stato, né si può far finta che non faccia male, l’importante è non dimenticare. Lunedì mattina, in prefettura, si è svolta la cerimonia di consegna di due medaglie d’onore ai deportati della Provincia nei campi nazisti, durante l’ultimo conflitto mondiale.
Le medaglie I due insigniti sono stati Bruno Basili, militare internato in Germania dal 9 settembre1943 al 7 luglio 1945, deceduto. Ed Alberto Pascucci, tipografo al Poligrafico dello Stato di Roma, arrestato ed imprigionato per aver violato il coprifuoco il 23 dicembre 1943, successivamente deportato come prigioniero politico in Austria, nel campo di concentramento di Mauthausen, dove è deceduto il 18 maggio 1945, a 32 anni.
Le testimonianze Le medaglie sono state consegnate ai familiari presenti alla cerimonia. Luigi e Lorenzo Filippetti, nipoti di Alberto Pascucci, fin da bambini sentivano raccontare la storia dello zio e hanno sempre avuto la curiosità di capire come fosse andata veramente. Le ricerche di Luigi hanno permesso ai due fratelli di scoprire che lo zio «prima di partire per il campo di concentramento, riuscì a consegnare a qualcuno del carcere un foglio, che ancora noi conserviamo, rivolto alla mamma, con su scritta la sua situazione. Alla fine della guerra, un sopravvissuto dal campo, tornò e raccontò di aver conosciuto zio e descrisse la sua triste morte. Una morte di stenti nel sottocampo di Mauthausen, dove lavoravano a contatto con l’acqua che serviva per fabbricare la bomba atomica».
Una degna memoria «Quello che ci preme sottolineare è che nostro zio non era né comunista né ebreo, era solamente una persona che tornava a casa un po’ in ritardo rispetto al coprifuoco. È stato arrestato e ucciso solo per questo. Per dare una degna memoria a zio abbiamo voluto ricostruire tutta la storia e la consegna di queste medaglie per noi ha un grande significato simbolico. Un riconoscimento per questi italiani, morti tra stenti e fame, e dimenticati da tutto il mondo. La possibilità di ricordarli può essere un monito per il futuro, per i nostri figli, che non dovranno dimenticare mai quello che è successo in quegli anni».
Non dimenticare «Queste medaglie sono un piccolo segno della nostra profonda riconoscenza ed un risarcimento morale per le terribili prove patite dai nostri connazionali, sottoposti a violenze ed umiliazioni, a durissime condizioni di segregazione, al lavoro coatto in condizioni di tragica, disumana drammaticità», ha detto il prefetto Gianfelice Bellesini. «Anche se è sempre più difficile rintracciare testimoni di quella che è stata una delle pagine più buie della nostra storia, tanto strazio non va dimenticato né sottaciuto».
Il ‘Giorno della Memoria’ La consegna delle medaglie d’onore avviene ogni anno, in occasione delle celebrazioni previste per il ‘Giorno della Memoria’, per ricordare la data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz (27 gennaio 1945). Inoltre, questa giornata, è stata istituita per commemorare la ‘Shoah’ e tutti coloro che si opposero, pur in campi e schieramenti diversi, al progetto di sterminio, non esitando a salvare altre vite e a proteggere in condizioni difficili i perseguitati, anche a rischio della propria vita.
