di Marta Rosati
‘Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino’. L’espressione proverbiale non è delle più calzanti, ma in qualche modo dipinge lo scenario politico delineatosi sulla base delle discusse funzioni e strategie delle partecipazioni comunali nelle società dei servizi pubblici. Serve sostanzialmente a dire che la questione è talmente complessa e importante che al momento del voto ha generato qualche frizione interna alla maggioranza. E quindi il ‘piano’, che dovrà approdare sui banchi della Corte dei conti a fine mese, ‘passa il turno’ ma lascia anche il segno: i consiglieri Silvano Ricci di sinistra per Terni e Luigi Bencivenga di Progetto Terni (al quale appartiene anche il presidente del consiglio comunale Giuseppe Mascio, che invece onora il lavoro della giunta approvando la delibera) votano contro.
VIDEO: SANDRO PIERMATTI (PD) SUL VOTO DEL CONSIGLIO
Votazione Passa dunque a maggioranza e con immediata eseguibilità il piano di razionalizzazione delle partecipate che tanto ha fatto discutere nelle scorse settimane. 16 favorevoli, 7 contrari e 6 astenuti; questo l’esito della votazione, prima della quale non è mancato un acceso dibattito. In aula erano presenti anche delegazioni di lavoratori di Asm e delle farmacie municipali coinvolte, come è noto, in prima persona nella complessiva riorganizzazione dettata dall’ente per obblighi di legge nazionali. C’erano i rappresentanti sindacali che stanno seguendo con particolare interesse la vicenda e che, nei giorni scorsi, hanno avuto diversi incontri con l’assessore competente, Vittorio Piacenti D’Ubaldi; il quale, in apertura, ha sottolineato più volte l’importanza del tema, la sua delicatezza e il grande lavoro fatto dalla giunta per mettervi mano. D’ora in avanti, per un anno fino alla comunicazione dei risultati alla Corte dei conti, i piani delle singole aziende e le scelte strategiche da attuare passeranno comunque al vaglio del consiglio.
Maggioranza divisa Potrebbe apparire eccessivo parlare di spaccatura interna, visto l’esiguo numero di consiglieri in controtendenza (solo due), ma il fatto assume particolare rilevanza proprio per la complessità della questione e la sua strategicità per le casse di palazzo Spada, per la forza lavoro impiegata nelle varie società e aziende partecipate e per l’intera cittadinanza in quanto in ballo ci sono servizi pubblici e quindi acqua, illuminazione, mobilità, servizi sanitari offerti dalle farmacie e quant’altro. Il nodo della divergenza di vedute si lega stretto sulla possibilità concreta, ma in qualche modo velata, che parte di queste aziende possa essere privatizzata.
Atti Delibera a parte, all’ordine del giorno della sedta di lunedì era stata inserita la discussione di alcuni atti d’indirizzo. Approvati solamente quello a firma Melasecche e Todini di I love Terni e il Cammello e quello del Pd esposto dal capogruppo Cavicchioli che ha commentato: «L’approvazione dell’atto in tema di riordino delle società partecipate istituisce un percorso che condiziona tutte le scelte da adottare all’esame dei piani operativi e strategici delle singole realtà ed agli obiettivi di crescita e sviluppo delle aziende, che verranno condivisi con la Commissione competente ed il consiglio comunale. Non siamo quindi di fronte ad operazioni finanziarie – ha proseguito Cavicchioli -, nell’atto che detta i principi attuativi per tutte le tematiche da affrontare e che impegna la giunta ai conseguenti adeguamenti del piano, si subordinano eventuali alienazioni di quote di minoranza di capitale sociale con le forme di collocazione che verranno stabilite, ai processi di rafforzamento delle società, con politiche peraltro ineludibili, che mirano a collaborazioni su progetti di sviluppo in ambito regionale e nazionale».
Sinistra per Terni Ispida e secca la giustificazione di Silvano Ricci sulla sua espressione di voto: «Ritengo che sia una cosa sbagliatissima e quindi ho espresso parere contrario. Abbiamo approfondito la questione nel suo complesso commissione dopo commissione e dalle considerazioni emerse in quelle riunioni di confronto è emerso che Asm e Asfm sono due fiori all’occhiello per l’amministrazione comunale e allora – si chiede Ricci – perché privatizzare? Anche fosse privatizzata una quota del 40%, soprattutto per quanto concerne le farmacie, verrebbe comunque meno un aspetto sociale che non va invece sottovalutato. Ad oggi ci sono esercizi di questo tipo che non guadagnano grosse cifre ma offrono servizi ai territori e di questo va tenuto conto».
Multiservizi «L’Asm – altro discorso – è già efficiente, funziona bene come azienda pubblica – prosegue Ricci – partecipa alle gare e le vince, non ha bisogno di privatizzazioni. Non mettiamola in mano ai privati perché esperienze del genere in passato non hanno portato nulla di buono. In mattinata – spiega Ricci al termine di una lunghissima seduta di consiglio – ho dichiarato che se fossero state escluse le ipotesi di privatizzazione per Asm e Asfm avrei votato a favore, mi è stato risposto che non si poteva e sono stato costretto ad esprimere contrarietà».
Progetto Terni Altrettanto chiara la posizione di Bencivenga: «Non si può pensare di cedere a terzi partecipazioni di Asm senza un piano industriale ben definito che punti ad un programma di sviluppo e potenziamento. Parimenti non deve ricadere sulla collettività l’ incapacità di generare redditi delle Farmacie comunali a causa di gestioni antieconomiche, ma anzi si deve puntare sulla loro valorizzazione. Serve un piano di sviluppo e potenziamento, di partnership industriali e non una vendita di azioni per fare cassa, senza valutare eventuali ripercussioni sull’interesse collettivo. Abbiamo già avuto modo di valutare le operazioni attuate negli anni passati con Acea e non hanno permesso né lo sviluppo né la efficienza dei costi comuni».
Palazzo Bazzani Intanto lo stesso tema ha interessato anche l’ente provinciale con molti meno problemi: «Il Consiglio provinciale di Terni – si legge in una nota – ha approvato all’unanimità il piano di razionalizzazione delle società partecipate dalla Provincia così come previsto dalle leggi vigenti. Con la delibera votata, l’amministrazione prosegue l’operazione di revisione e di uscita dalle società tenendo conto dei seguenti criteri: società non indispensabili per l’erogazione dei servizi essenziali, società che siano composte da soli amministratori o in cui il numero di amministratori è superiore a quello dei dipendenti, società che abbiano oggetti analoghi o similari, aggregazione su scala più vasta delle società che svolgono servizi pubblici locali, con contenimento dei costi di funzionamento. Entro il 31 marzo del 2016 l’amministrazione dovrà redigere e inviare alla Corte dei Conti una relazione sui risultati conseguiti». A quest’obbligo di legge dovrà attenersi anche palazzo Spada.
