di Marco Torricelli
Doveva essere una specie di autostrada e, invece, rischia di trasformarsi in un percorso di guerra. E, molto probabilmente, l’ipotesi di dar vita a FarmaciaTerni – la società per azioni che dovrebbe prendere il posto dell’attuale Azienda speciale farmacie municipali (Asfm) – dovrà essere seriamente riconsiderata.
I dubbi Più di una perplessità, soprattutto il relazione al percorso che si voleva attuare, era emerso già dopo la delibera di giunta, del 23 ottobre scorso e anche durante il dibattito che si è svolto nella seconda commissione consiliare, propedeutico al successivo passaggio in consiglio, sono emerse valutazioni diverse e contrastanti.
La commissione «Il bilancio consuntivo dell’azienda – spiega il presidente della commissione, Valerio Tabarrini – ha ricevuto il parere favorevole, mentre il processo di privatizzazione annunciato ha ricevuto un parere non favorevole. Che non va automaticamente tradotto come una bocciatura – precisa Tabarrini – ma significa che da parte di alcuni membri dalla commissione si è ritenuto opportuno un approfondimento».
La delibera La giunta comunale aveva stabilito di dar vita ad una «società mista pubblico/privato, che deriverà dalla trasformazione dell’azienda speciale, solo nel caso in cui sarà stato già individuato un socio privato disponibile ad assumere, congiuntamente all’acquisto di una percentuale di quote azionarie della costituenda FarmaciaTerni Spa, anche la sua conduzione». In poche parole: si privatizza solo se c’è il privato pronto ad investire. Una procedura che a più di qualcuno era apparsa curiosa.
La gestione Sotto l’attuale gestione, l’Asfm è passata – in tre anni – da un passivo di circa 400mila euro ad un attivo di poco superiore ai 14mila euro che, si legge nella relazione del Cda, «rappresenta il definitivo risanamento dell’azienda», che ora può essere considerata tra quelle «in grado di generare valore». Un valore che viene quantificato in 300mila euro all’anno entro il 2016.
L’attacco Decisamente contrario alla procedura ipotizzata dalla giunta è il consigliere di maggioranza Ermanno Ventura, che – con un ponderoso atto di indirizzo, zeppo di citazioni, di sentenze e pronunciamenti – in poche parole dice che la cosa non si deve fare, soprattutto «perché la gestione di una farmacia comunale costituisce modalità di assunzione di un servizio locale di rilevanza economica, che è stato più volte espressamente sottratto dall’applicazione della disciplina di liberalizzazione». Ma non solo: «La stessa disciplina europea, recepita dall’Italia – spiega Ventura – esclude le farmacie dalla concorrenza nel settore dei servizi pubblici».
I timori Ma Ermanno Ventura, che di mestiere fa l’avvocato, pone anche degli interrogativi di carattere legale e insinua il timore che la procedura possa finire sotto la lente di ingrandimento della Corte dei conti: «Varie disposizioni di legge susseguitesi nel tempo hanno imposto vincoli, restrizioni e divieti alla costituzione di società da parte dell’ente locale e che la stessa situazione di incertezza in materia di servizi pubblici rischia di dare luogo a interpretazioni ‘contra legem’, che potrebbero non trovare l’avallo degli organi di controllo e dare luogo a responsabilità amministrative e contabili».
La regole Soprattutto perché «i moduli gestionali delle farmacie comunali – dice Ventura – sembrerebbero avere assunto nuovamente un carattere tassativo (gestione in economia; a mezzo di azienda speciale; a mezzo di consorzi tra comuni per la gestione delle farmacie di cui sono unici titolari; a mezzo di società di capitali costituite tra il comune e i farmacisti dipendente); la ricerca di un concessionario o di un socio privato, cioè l’adozione di forme miste di partenariato pubblico-privato per l’esercizio dei servizi pubblici locali, sembrerebbe non possa più estendersi alle farmacie di cui sono titolari i Comuni».
La Corte dei conti Insomma, Ermanno Ventura chiede che, prima di discutere in consiglio comunale di tutta la faccenda, si chieda «un parere preventivo alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti, perché dobbiamo essere messi in condizione di poter valutare e motivare adeguatamente la scelta del modello legale di gestione delle farmacie comunali». Secondo il consigliere del Pd «occorre verificare le diverse soluzioni legalmente adottabili ed della loro sostenibilità anche ai fini di una futura ricaduta gestionale sui bilanci dell’ente». La carreggiata dell’autostrada, insomma, sembra restringersi.
