La 'falsa cieca' denunciata

di Marco Torricelli

Si sentono «umiliati e beffati due volte», i disabili ternani. E chiedono di sapere tutta la verità, dopo la denuncia, da parte della guardia di finanza, dei due finti ‘ciechi totali’, che percepivano un assegno di accompagnamento di 800 euro al mese e che, non avendone diritto, avrebbero truffato lo Stato per circa 100mila euro.

GUARDA IL VIDEO

I certificati L’attenzione dei disabili ternani si punta, soprattutto, sulla donna. Dipendente di un ente pubblico, svolgerebbe mansioni per cui la cecità totale non sarebbe una preclusione: «Ma nel filmato della guardia di finanza – dice Stefano Morlupo, il coordinatore del comitato spontaneo dei disabili ternani, che già nei giorni scorsi è stato protagonista di un sit in di protesta – quella donna cammina tranquillamente per la strada e controlla anche l’orario dal suo orologio, quindi non è totalmente priva della vista come i medici hanno certificato».

Richiesta shock Loro, i disabili, la mettono giù piatta: «Vogliamo che quella donna sia licenziata e che il suo posto venga assegnato ad un altro disabile, ma chiediamo anche che venga svolta un’indagine, da parte della Asl e di tutti i soggetti preposti al controllo, per sapere chi sia stato a certificare la cecità totale di quella donna, come pure dell’altro soggetto scoperto dalla guardia di finanza. Perché se quei due hanno certamente usufruito di un assegno di accompagnamento che non gli spettava, è certamente vero che questo è avvenuto, quanto meno, per colpa di chi non ha svolto al meglio il proprio lavoro di accertamento».

La protesta Le due denunce danno l’occasione, ai disabili ternani, per rinfocolare polemiche mai sopite e che, nei prossimi giorni, potrebbero provocare nuove manifestazioni di piazza: «Mentre noi che chiediamo solo di poter lavorare – dice ancora Morlupo – veniamo sempre più marginalizzati e vediamo sempre diminuire le possibilità di inserimento in un percorso lavorativo che potrebbe garantirci una vita normale, compatibilmente con le nostre disabilità; si scopre che c’è chi, invece, truffa lo Stato e chi, glielo permette. Ecco perché chiediamo un’inchiesta seria e approfondita».

Nessuna vendetta La loro richiesta, conclude il rappresentante del comitato dei disabili, «non è certo una ricerca di vendetta nei confronti di quelle due persone o dei medici che, magari per errore, hanno permesso che avvenisse quello che è stato scoperto», ma l’occasione deve essere sfruttata, dice, «per arrivare finalmente ad un chiarimento definitivo sulla nostra condizione. Noi, pur disabili, vogliamo lavorare anche per pesare di meno sulla collettività e solo un’operazione di autentica pulizia permetterà che questo risultato sia raggiunto».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.