di Francesca Mancosu
A settembre, se tutto andrà come deve andare, i 40 profughi ancora ospitati a Terni in seguito alla fuga dal nord Africa, saranno inclusi in nuovi progetti di accoglienza e la cosiddetta ’emergenza’ si farà una pressoché stabile quotidianità. Ma intanto, nei prossimi giorni, in città o in altre località della regione dovrebbero arrivare nuovi migranti, trasferiti direttamente dal centro di prima accoglienza di Lampedusa, nuovamente sull’orlo del collasso a causa degli sbarchi delle ultime ore.
Da Lampedusa A fornire il polso della situazione è l’Arci di Terni, che insieme alla Caritas ha dato riparo (vitto, alloggio e ‘pocket money’; ndr) per diversi mesi a 114 profughi, ospitati in centri d’accoglienza e appartamenti fra Terni, Ferentillo, Montefranco, Amelia e Collescipoli. «Solo la notte scorsa – racconta Francesco Camuffo dell’Arci Terni – a Lampedusa sono sbarcate circa 400 persone, raccolte dalla Guardia costiera su alcuni barconi alla deriva. Nei prossimi giorni sarà quindi avviato un nuovo programma di accoglienza che dislocherà circa 1800 persone in vari centri sul territorio nazionale, in primis quelli del sud, poi a salire nelle altre regioni d’Italia e quindi anche in Umbria. Probabilmente alcuni saranno ospitati a Spoleto, e forse anche a San Gemini. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità e siamo in graduatoria».
«Non cacciamo nessuno» Ma in attesa di questi ‘nuovi arrivi’ resta ancora da decidere la sorte dei profughi ancora a Terni. «La maggior parte di loro – prosegue Camuffo – sono partiti alla volta della Francia e della Germania. Dei 114 ospitati fino allo scorso febbraio ne sono rimasti formalmente 26 a carico dell’Arci e 10 in affidamento alla Caritas; 18 di loro sono ‘soggetti vulnerabili’, malati o minori, e dovrebbero essere inclusi nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, quindi ricevere vitto, alloggio o un contributo per l’affitto e anche la possibilità di frequentare corsi di formazione professionale, allo stesso costo del progetto ‘Emergenza nord Africa’. Ma ne avremo la certezza solo a settembre».
Nel limbo Oggi come pochi mesi fa, domina l’incertezza. E il rischio che i posti negli Sprar destinati ai migranti dell’emergenza nord Africa vengano presi da quelli appena sbarcati a Lampedusa. «Il governo – chiarisce il presidente Arci Terni – ha appena ampliato il programma di accoglienza, che passerà da 5mila a 7mila persone nei prossimi giorni, ma probabilmente molti resteranno fuori. La situazione cambia di continuo e le prefetture non riescono ancora a definire il quadro con il ministero dell’Interno e a verificare fino a quando, e come, saremo in grado di garantire l’accoglienza. Dal canto nostro, noi continueremo a fornire vitto, alloggio e ‘pocket money’ fino a quando ce ne sarà bisogno, anche se non c’è nulla di scritto».
Politica, non burocrazia Il problema è innanzitutto politico, lamenta Camuffo. «Manca ancora una presa di posizione netta da parte del governo, un ragionamento in prospettiva che consenta di attrezzarsi per l’ordinario, non solo per le emergenze. . Intanto, Terni non resterà a guardare: da settembre insieme alle istituzioni, le organizzazioni sindacali e le associazioni del territorio lavoreremo ad protocollo di intesa formale e alla costruzione di un tavolo permanente sulle povertà».
