di M. To.
Prisciano e le sue polveri, ma anche Sant’Eufizio e i suoi liquidi «dal colore ben poco rassicurante». Gli ambientalisti ternani non danno tregua e, anzi, alzano decisamente il tiro.
Prisciano La notizia che «le richieste contenute in un, ennesimo, esposto sottoscritto da ben 60 famiglie sulle famigerate polveri di Prisciano, quelle ‘ricche’ di nichel, cromo e arsenico per intenderci – accusano – sarebbero state archiviate, sostenendo che la Tk-Ast avrebbe già tutte le autorizzazioni necessarie», proprio non l’hanno digerita.
I permessi Proprio sull’argomento, Italia Nostra e Wwf sparano ad alzo zero: «Autorizzazioni a cosa? A emissioni sine limite?», si chiedono polemicamente. «A questo punto, a chi dovrebbero rivolgersi costoro, visto che lamentano danni manifesti? C’è qualcuno in questo Paese che intenda rispondere compiutamente alle richieste dei cittadini, delle madri, dei loro e nostri bambini, e perfino di anziani assurdamente trascinati in trincea?».
La procura Forse sarebbe meglio, dicono «se, su tale specifica questione, il procuratore capo riunisse e coordinasse il lavoro dei suoi sostituti, visti i numerosi fronti aperti suggeriamo frattanto al pm di leggersi qualche sentenza della Corte di giustizia europea, da quelle che condannano l’Italia per i tempi di intervento della magistratura, con gioiose prescrizioni a beneficio dei rei, a quelle che riguardano la contaminazione ambientale».
La politica Nel nostro diritto, attaccano Italia nostra e Wwf, «i principi costituzionali, le direttive, le leggi, la giurisprudenza, la dottrina non mancano di certo. Ma se nemmeno la giustizia riesce a rispondere, diventa sempre più urgente l’intervento politico in sede governativa e parlamentare nazionale ed europea, così da tutelare concretamente la salute, rassicurando finalmente i nostri cittadini».
Sant’Eufizio Il racconto della seconda storia ha in incipit quasi poetico: «In una ridente località tra Narni e San Gemini, denominata S. Eufizio, c’erano una volta aziende agricole del posto, che lavoravano i campi». Una volta. Perché «una decisione della fondazione Beata Lucia di Narni ha modificato un brano della nostra storia».
Il Beata Lucia Si tratta, dicono Wwf e Italia Nostra, di «un ente storico meritoria. Proprietario di un ingente patrimonio immobiliare, di notevoli estensioni di terreno e che si è distinto nei secoli per un uso consapevole dei propri beni, ‘assicurando, recita lo statuto, costante coerenza fra la normativa statutaria e le condizioni sociali, economiche e civili delle comunità servite’».
Cambio di rotta A fine 2012, però, «la fondazione ha ritenuto di cambiare tutto, scegliendo una strada ben più speculativa, affidando i terreni – 170 ettari – ad un’azienda che sostanzialmente sembra mostrare interessi ben diversi rispetto a quanto accaduto finora, in quanto li utilizza per chiudere il ciclo dell’ennesima centrale a biomasse spuntata nelle vicinanze: così, in zona ad alto pregio ambientale, abbiamo registrato nelle scorse settimane l’andirivieni distruttivo di centinaia di camion, con un carico inquinante prima inesistente, Tir ricolmi di tonnellate di digestato – che l’Europa considera rifiuto, sottoprodotto delle centrali a biogas – scaricato come fertilizzante»
Liquidi non identificati E così, quelli che Wwf e Italia Nostra definiscono «fiumiciattoli di questo liquido dal colore ben poco rassicurante ruscellano per le stradine d’intorno e i residenti hanno ritenuto di chiamare Arpa e Corpo forestale dello Stato per verificarne la piena conformità di tali iniziative alle norme vigenti. Questa – agiudizio degli ambientalisti – non è green economy. Non è sostenibilità. Il cda del Beata Lucia rifletta bene sul da farsi».
