Una fase dei lavori del convegno

Si chiama ‘Piano sistemico nazionale di ammodernamento urbanistico’, lo ha messo a punto l’Unione nazionale delle imprese per lo sviluppo economico sostenibile (Unises) e per presentarlo è stato organizzato un convegno che ha fatto registrare una notevole partecipazione di circa 300 professionisti.

L’idea Ad illustrare il progetto è stato l’economista Stefano Baldassini: «Occorre elaborare una pianificazione strategica per uscire dalla spirale negativa in cui l’Italia si trova da anni – ha spiegato – a causa delle troppe norme, che creano incertezza nel diritto e ci impediscono di essere competitivi nel panorama europeo ed internazionale; dell’esistenza di tanti centri di potere; dell’eccessiva burocrazia; della mancanza di politiche economiche a lungo termine, finalizzate alla crescita del Pil e alla riduzione del debito pubblico».

I capitali L’economia reale italiana, ha detto Baldassini, «sta subendo un blackout finanziario ed è quindi opportuno affrontare il problema istituendo una società di scopo sistemica, quotata in borsa partecipata dallo Stato, dalle banche e con un flottante pari al 49%, in grado di emettere obbligazioni (Italy Bond) con alto rating, in virtù dell’assetto societario sopra indicato, di una governance dualistica con un consiglio di sorveglianza e uno di gestione, nonché, di una particolare garanzia di solvibilità per gli investitori rappresentata da un’imposta collettiva di tutela del fondo strutturale, quale strumento per regolare anno per anno le eventuali sofferenze sugli impieghi del fondo strutturale, stante la funzione di utilità sociale dello stesso».

Gli appalti Secondo Unises, attraverso il ‘Piano di ammodernamento urbanistico’ «si potranno mettere in sicurezza tutti i comparti urbani abitativi, del terziario e produttivi nonché rimodulare le destinazioni d’uso per invertire il trend di spopolamento dei centri storici e contestualmente stimolare le relative attività turistico ricettive». Unises ha previsto «che con il progetto sarà possibile dare il via ad una serie di appalti per un totale di 67 miliardi di euro l’anno, da destinare alla rigenerazione degli edifici stoppando così il processo di cementificazione e sottrazione di suolo».

Gli interventi Il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, ha espresso apprezzamento nei confronti del progetto: «Da circa sei anni l’edilizia è in crisi, si sono persi tanti posti di lavoro e gli investimenti pubblici sono notevolmente calati. Dobbiamo rigenerare gli immobili esistenti e limitare il consumo del suolo anche perché sono gli stessi cittadini a chiedercelo». L’assessore all’urbanistica della Regione, Fabio Paparelli, ha ricordato che «nelle scorse settimane abbiamo preadottato un testo unico in materia di ‘governo del territorio e materie correlate’ che consentirà di abrogare almeno 17 leggi regionali e snellire la burocrazia. L’obiettivo è quello di favorire il recupero delle aree dismesse, riutilizzare il patrimonio edilizio esistente, azzerare gli oneri urbanistici e valorizzare i centri storici», mentre l’assessore all’urbanistica del Comune di Terni, Marco Malatesta, ha sottolineato che «se non interverremo presto continueremo ad avere periferie degradate e centri storici non ristrutturati».

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